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  • sabato 26 gennaio 2013

I campi di prigionia della Corea del Nord, su Google Earth

Un blogger ha notato, dalle immagini elaborate da Google Earth e aggiornate ieri, che vicino ai campi di prigionia già esistenti si vede una nuova recinzione e diverse strutture

Curtis Melvin, un blogger che si occupa di analisi economiche sulla Corea del Nord, ha pubblicato venerdì 25 gennaio sul proprio blog immagini satellitari generate dal software Google Earth che mostrerebbero la costruzione di un nuovo campo di prigionia. Cercando informazioni su uno dei regimi più chiusi del mondo, Melvin aggiorna da anni il proprio blog con immagini della Corea del Nord, per cercare di capire quali sono i cambiamenti nel paese che le autorità nordcoreane vogliono invece mantenere segreti, in particolare nella zona dove sono stati costruiti i campi di prigionia, nelle province di Pyongan e Hamkyung.

Le nuove immagini sarebbero state caricate da Google Earth venerdì scorso e sarebbero state elaborate il 21 settembre 2011: in particolare, la zona è quella intorno ai Campi 14 e 18 (i campi si chiamano Kwan-li-so, in lingua nordcoreana, letteralmente “luoghi di custodia”) nella zona centrale del paese vicino alla città di Kaechon. Con l’aggiornamento delle immagini sarebbe emersa una nuova area molto simile, come forma e struttura, a quella degli altri Kwan-li-so, distintamente delimitata e circondata da un perimetro di sicurezza ben visibile. Su Google Maps, la zona è visualizzabile con una risoluzione inferiore che non permette di distinguere ugualmente bene i dettagli:



Quello che appare come un “nuovo campo” è posizionato accanto al Camp 14 (dove sono rinchiusi molti prigionieri politici, conosciuto come Kwan-li-so 1), con 3 chilometri di perimetro che si sovrappongono. Il perimetro di sicurezza di questa area è di circa 20 chilometri e ci sono due ingressi (posti di blocco, probabilmente), uno nella parte a nord-ovest del recinto e uno nella parte opposta. Inoltre, lungo il perimetro, secondo l’interpretazione di Curtis Melvin, sembra che ci siano sei nuovi edifici che potrebbero assomigliare a posti di guardia del campo.

All’interno della recinzione si notano anche, rispetto alle immagini degli anni passati, la costruzione di una serie di uffici e alloggi. Ci sarebbe anche una vecchia miniera di carbone, ormai in disuso, e la sottostazione elettrica (per l’alimentazione della miniera) che si vedeva nelle immagini precedenti, e ora non c’è più, dopo la costruzione della nuova recinzione.

Alla fine del suo post, Curtis Melvin specifica che tutte queste analisi, supportate da quanto si può vedere nelle immagini, rimangono comunque delle ipotesi. Di sicuro, la nuova area rappresenta una zona delimitata chiaramente da un recinto ed è molto simile ai campi di prigionia costruiti proprio lì vicino. Potrebbe anche essere, semplicemente, un allargamento dei campi vicini, per esempio del Camp 14.

Il lavoro di Curtis Melvin, scrive il Wall Street Journal, è stato supportato anche da altre persone che hanno visitato la Corea del Nord e che hanno raccolto informazioni e dati in proposito. Già da alcuni mesi, alcuni osservatori internazionali avevano iniziato a discutere sulla chiusura o meno del Campo 22, vicino al confine con la Cina, e l’apertura di un nuovo campo, oltre ai sei che già ci sono in Corea del Nord, costruiti nelle zone di montagna: alcuni sono molto grandi e possono contenere dalle 100 mila alle 200 mila persone.

Oltre ai criminali e agli oppositori politici, nei campi di prigionia vengono rinchiusi anche tutti quelli cercano di lasciare il paese e raggiungere la Corea del Sud. Vengono rinchiuse intere famiglie e non solo chi viene fermato: così molti bambini nascono e crescono nei campi.

La storia dei campi di prigionia della Corea del Nord era stata discussa anche un anno fa, quando Shin Dong-hyuk, nato e cresciuto nel Campo 14, è riuscito a scappare dalla prigionia e raggiungere la Corea del Sud: ha raccontato poi in un libro le condizioni di vita nei campi e le uccisioni di massa decise dal regime da più di cinquant’anni. Anche Amnesty International aveva denunciato la presenza di camere a gas e la pratica di esperimenti chimici sui prigionieri. Secondo gli attivisti, chi non viene ucciso nelle esecuzioni di massa, muore per problemi di malnutrizione, a causa di torture e per violenza sessuale.

In tutto questo tempo, il regime di Pyongyang ha sempre negato l’esistenza dei campi di prigionia, sostenendo che si tratta soltanto di propaganda da parte dei paesi stranieri. Le immagini ad alta risoluzione però, sviluppate negli ultimi anni, hanno reso sempre più evidente la loro esistenza, come monitorato e affermato più volte dalla Commissione per i diritti umani in Corea del Nord degli Stati Uniti.

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