• Scienza
  • venerdì 23 Novembre 2012

La vita dentro l’ombelico

Un sacco di batteri e microrganismi formano un ecosistema che ricorda quello delle foreste pluviali, dicono i ricercatori

Due anni fa un gruppo di ricercatori della North Carolina State University, negli Stati Uniti, ebbe l’idea di raccogliere campioni dei batteri presenti negli ombelichi dei loro colleghi, realizzando poi con le colture una serie di biglietti di Natale molto personalizzati. La cosa, nata per gioco, spinse il gruppo di ricerca guidato da Rob Dunn ad approfondire le conoscenze sui microorganismi che abitano una parte spesso poco considerata del nostro organismo.

Nei primi mesi del 2011, i ricercatori hanno raccolto 60 campioni dagli ombelichi di altrettante persone. Tornati in laboratorio, hanno preparato le colture per fare proliferare le colonie di batteri e analizzarne poi il DNA. Hanno scoperto una incredibile biodiversità, con caratteristiche paragonabili a quelle delle foreste pluviali, spiegano sul sito del National Geographic.

Da 60 ombelichi i ricercatori hanno complessivamente identificato 3.368 specie diverse di batteri, e oltre 1.400 di queste potrebbero essere specie mai osservate e analizzate prima. Ogni ombelico è una sorta di mondo a parte, spiegano gli scienziati. In alcuni il gruppo di ricerca ha trovato appena 29 specie di batteri, mentre in altri più di cento. Molto è dipeso dalle caratteristiche della pelle dei singoli volontari e naturalmente dalle loro abitudini igieniche. In media, un ombelico ospita 67 specie diverse di batteri.

La cosa interessante è che molte specie sono state identificate in un solo soggetto. Nell’ombelico di uno dei volontari è stato notato un batterio che fino a ora era stato osservato solamente nel suolo in una particolare area del Giappone, luogo in cui la persona in questione non era mai andata. Un altro volontario ospitava nel proprio ombelico due specie di esremofili, microorganismi che di solito proliferano in condizioni che sono proibitive per l’essere umano, in ambienti con temperature estreme e alti livelli di acidità o salinità.

Confrontando la grande quantità di dati raccolti, i ricercatori hanno comunque trovato alcuni tratti comuni tra i diversi ecosistemi degli ombelichi analizzati. Otto specie di batteri sono risultate essere comuni al 70 per cento dei volontari e si sono rivelate anche come quelle presenti in maggiori quantità. E questa caratteristica, spiega Dunn, è tipica di ecosistemi come quelli delle foreste pluviali: in ogni singola foresta la varietà della flora può variare, ma ci sono comunque alcune piante dominanti che sono presenti. «L’idea che alcune caratteristiche del nostro organismo siano simili a quelle di una foresta pluviale per me è fantastico, e ha anche senso da un punto di vista ecologico» dice Dunn.

I ricercatori ora hanno scoperto quali microorganismi popolano il nostro ombelico, ma rimane da rispondere alla domanda più difficile: perché alcuni batteri si manifestano e altri no? Per dare una risposta, il gruppo di ricerca ha di recente esteso il proprio studio, arrivando ad analizzare altre centinaia di ombelichi, che dovrebbero diventare presto 600. Metteranno a confronto le colonie di microrganismi trovate con altre informazioni dei soggetti presi in esame, come la loro provenienza geografica e le caratteristiche del loro sistema immunitario.

La ricerca ha naturalmente fini che vanno oltre la semplice curiosità su cosa si nasconde nell’ombelico di ogni essere umano. Confrontando i dati con altre informazioni sui soggetti, gli scienziati confidano di approfondire le loro conoscenze sugli effetti che particolari specie di batteri possono avere sulla nostra salute. La loro non è l’unica ricerca che si occupa dei microrganismi che popolano anfratti e cavità del nostro organismo: diverse ricerche hanno dimostrato quanto questi minuscoli esseri influiscano sulla nostra salute e siano alla base di funzioni immunitarie o, per esempio, dell’insorgenza dell’acne e ancora della morbidezza della pelle. Resta però da chiarire perché si trovano dove si trovano e il loro funzionamento.