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  • sabato 17 novembre 2012

Il caso dei lacrimogeni sparati dal ministero della Giustizia

Un video pubblicato ieri da Repubblica sembra mostrare il lancio di 3-4 lacrimogeni dalla facciata del ministero, ma sulla ricostruzione ci sono dei dubbi

Aggiornamento 14,50 – Secondo la perizia dei carabinieri del RACIS, il lacrimogeno sarebbe stato sparato da terra, avrebbe colpito il cornicione sopra il quarto piano del ministero e si sarebbe rotto in diversi parti, cadendo poi verso terra.

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Da ieri si parla molto dell’ipotesi che, durante gli scontri a Roma del 14 novembre, alcuni lacrimogeni siano stati lanciati sui manifestanti dalle finestre del ministero della Giustizia in via Arenula: la vicenda è oggi sulle prime pagine di molti giornali. Il caso è nato da un video pubblicato su Repubblica.it in cui sembra che tre (o forse quattro) granate lacrimogene siano state sparate sui manifestanti dalle finestre del ministero della Giustizia.

Un secondo video, diffuso da TgCom24, sembra confermare questa ricostruzione. Anche l’autore del video pubblicato da Repubblica e molti manifestanti hanno dichiarato di essere sicuri che quei lacrimogeni arrivavano dal ministero della Giustizia. Giornali e siti web, ieri, davano la notizia come sicura. A confermarla c’era anche la notizia, riportata oggi da diversi quotidiani tra cui Repubblica, del ritrovamento di un candelotto usato nel cortile del ministero.

Il questore di Roma, Fulvio Della Rocca, ha ipotizzato invece che il lacrimogeno sia stato sparato dalla strada, per poi infrangersi contro il muro. Il ministro della Giustizia Paola Severino ha annunciato l’apertura di un’inchiesta interna per accertare che cosa sia accaduto. Ma il giorno dopo la pubblicazione dei video c’è qualche dubbio sulla ricostruzione fatta ieri e sembra per diversi aspetti più realistica la versione dei fatti ipotizzata dal questore.

La prima cosa da chiarire è che cosa sia stato sparato e quale dovrebbe essere il suo funzionamento. La polizia italiana ha in dotazione le granate M7 al gas CS, prodotte dalla ditta Simad. Si tratta di cilindri di metallo con un innesco che, trascorso un certo tempo dal lancio, riscalda rapidamente il contenuto della granata che evapora e si diffonde nell’aria. Le granate possono essere lanciate a mano o con un “lancia artifici”, il GL 40/90. Il funzionamento normale dei lacrimogeni sparati con GL 40/90 si può osservare in molti video reperibili su YouTube. Il più chiaro in proposito è questo, che mostra alcuni scontri in Val di Susa nel luglio 2011. Al secondo 26 si vede chiaramente che, al momento dello sparo, il lacrimogeno non è innescato e quindi non comincia subito a produrre fumo e quindi una chiara scia.

Il primo dubbio sulla ricostruzione fatta ieri dai giornali è che il ministero è presidiato dalla Polizia Penitenziaria, che non ha granate lacrimogene in dotazione. L’ipotesi quindi è che degli agenti di polizia penitenziaria abbiano ottenuto in qualche modo dei lacrimogeni, per poi lanciarli sui manifestanti, oppure che qualche agente di polizia o altri estranei siano entrati nel palazzo. Secondo quanto riferisce oggi Repubblica, gli agenti di presidio al ministero sarebbero già stati interrogati dal ministro e avrebbero dichiarato di non aver visto estranei nel palazzo durante gli scontri.

Altri dubbi arrivano da un’osservazione attenta del video che mostra chiaramente 4 scie bianche. Tre, di cui una notevolmente più sottile delle altre due, sembrano arrivare dalla finestra del quarto piano. Una quarta sembra scendere dal tetto. In realtà, fermando l’immagine al secondo 14 è possibile vedere come la scia di fumo dei primi tre lanci cominci molto più in alto rispetto alla finestra del quarto piano, all’altezza del cornicione intorno al tetto.

Resta l’ipotesi che qualcuno dalle finestre o dal tetto del ministero abbia lanciato a mano delle granate, innescandole subito prima di lanciarle. In quel caso però, come ha spiegato un rappresentante del sindacato di polizia a Radio24, la stanza del ministero si sarebbe molto probabilmente riempita di gas e l’aria sarebbe diventata irrespirabile.

Il modo in cui cadono le quattro granate, o forse i frammenti di una o più granate, inoltre, non assomiglia né alle traiettorie normalmente seguite da un proiettile sparato da un GL 40/90 ne quelle che seguirebbe un oggetto pesante lanciato a mano. La traiettoria a spirale, invece, fa pensare proprio a quella di un oggetto che cade dopo aver rimbalzato contro qualcosa.

L’ipotesi di uno o più lacrimogeni sparati dalla strada che sono poi andati a colpire la facciata del ministero, infrangendosi, sembra confermata da molti altri indizi. I quattro lanci sono praticamente contemporanei e uno dei quattro ha una scia molto più sottile rispetto agli altri, il che farebbe pensare a un frammento più piccolo di un’unica granata. Sempre secondo Repubblica, ieri, sulla facciata del ministero, sopra il quarto piano, sarebbero stati trovati i segni dell’impatto di una granata.

Anche la teoria della capsula di lacrimogeno, trovato nel cortile del ministero e finito nella spazzatura, che può sembrare la prova principale del fatto che si fosse sparato dal ministero, contribuirebbe invece a smentire questa ricostruzione. La notizia, ancora non confermata ufficialmente, è che sarebbe stata trovata non una carica di lancio (che resta nell’arma dopo aver sparato) oppure una granata carica, ma un contenitore di gas usato. Si tratterebbe cioè, della granata vera e propria, che viene lanciata al momento dello sparo e che sarebbe quindi finita nel cortile del ministero dopo essere stata sparata dall’esterno, insieme alle altre che hanno colpito la facciata.

Resta il problema di capire da dove siano arrivati 3 o 4 lacrimogeni sulla facciata del ministero e a questo proposito si può fare un’osservazione: sparare con precisione con un’arma a tiro curvo – come quella che lancia i lacrimogeni – è difficile, perché non si può semplicemente allineare la canna al bersaglio. Bisogna calcolare a mente l’arco di tiro che avrà il proiettile. Se a questo si aggiunge l’effetto del vento e l’agitazione degli scontri è molto facile sbagliare bersaglio: si può ipotizzare quindi che i lacrimogeni siano stati sparati dalle forze dell’ordine, dalla strada.

Una volta colpita la facciata è possibile che la granata si sia infranta in vari pezzi più piccoli, oppure è possibile che abbia rimbalzato, dando l’impressione di essere stata lanciata dalla finestra. In un video, pubblicato ieri sera su Repubblica.it, il giornalista Massimo Lugli sostiene che questa è una spiegazione plausibile. La stessa spiegazione – un colpo “di rimbalzo”- era stata fornita anche dal questore di Roma.

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