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  • giovedì 15 Novembre 2012

L’enorme derattizzazione delle Galápagos

La settimana prossima 22 tonnellate di esche avvelenate saranno distribuite su due isole, dove milioni di topi minacciano le specie autoctone

Mercoledì la direzione del parco nazionale delle Galápagos ha dato inizio alla seconda fase della più grande operazione di derattizzazione del Sudamerica. L’arcipelago ecuadoriano delle Galápagos – che si trova nell’Oceano pacifico a circa mille chilometri di distanza dalle coste del paese – è infatti infestato dai ratti, che sono stati portati da cacciatori di balene e pirati del XVII secolo.

I ratti – presenti nella specie di topo nero, marrone e comune – sono aumentati notevolmente negli ultimi anni e minacciano numerose specie autoctone nutrendosi delle loro larve e uova: le tartarughe giganti, le iguana, uccelli sia marini che terrestri, le lucertole, le lumache e soprattutto le poiane delle Galápagos. Juan Carlos González, un tecnico impegnato nella derattizzazione, ha spiegato che i ratti sono «uno dei problemi più gravi delle Galápagos. Si riproducono ogni tre mesi e mangiano qualsiasi cosa».

La prima fase di derattizzazione è iniziata nel gennaio del 2011 e ha riguardato l’isola di Rábida, con 499 ettari di superficie e circa una decina di isolotti non abitati. La seconda fase riguarderà le isole di Plaza Sur, di 9,6 ettari, e di Pinzón, vasta 1.812 ettari. Secondo gli esperti a Plaza Sur è presente circa un milione di ratti e a Pinzón circa 181 milioni: dai nove agli undici per metro quadrato. Le operazioni inizieranno mercoledì: degli elicotteri lanceranno sulle isole migliaia di esche avvelenate. A fine mese le esche verranno nuovamente sganciate, per un totale di 21,6 tonnellate a Pinzón e 300 chili a Plaza Sur.

Le esche sono state progettate nei laboratori Bell degli Stati Uniti. Sono contenute in cubi dal colore azzurro chiaro di lato un centimetro, che attirano i ratti ma tengono a distanza le altre specie. I cubetti si dissolvono nel giro di una settimana. L’obiettivo dell’operazione è uccidere tutti i ratti senza mettere in pericolo le altre specie. A Pinzón circa 34 poiane sono state momentaneamente rinchiuse per impedire che mangino i ratti avvelenati: verranno liberate agli inizi di gennaio. Per lo stesso motivo a Plaza Sur sono state temporaneamente rinchiuse 40 iguana. Il responsabile della tutela del Parco nazionale Danny Rueda ha spiegato che il veleno contiene un forte anticoagulante per far seccare i ratti e disintegrarli in meno di otto giorni, così da evitare che un gran numero di ratti in decomposizione possa causare problemi.

Questa seconda fase della disinfestazione costa 1,8 milioni di dollari, ed è finanziata dal Parco nazionale e da associazioni no profit per la tutela dell’ambiente. Successivamente le operazioni si concentreranno sulle isole restanti, lasciando per ultime quelle abitate di Isabela e Santa Cruz. L’obiettivo è liberare completamente dai ratti l’intero arcipelago – costituito da 19 isole e 42 isolotti – entro il 2020. Le Galápagos sono state incluse nel patrimonio naturale dell’UNESCO nel 1978. Nel 2007 sempre l’UNESCO le ha dichiarate un territorio a rischio per via delle specie invasive, del turismo e dell’immigrazione.

Un elicottero conduce un test trasportando un contenitore da cui verranno sganciate le esce avvelenate, 11 novembre 2012 (AP Photo/Galapagos National Park)