• blog
  • martedì 6 novembre 2012

In cerca di una foto

Quella di un carcere russo, forse, impressionante ma non identificabile con esattezza

La foto ci è passata davanti agli occhi domenica, da qualche fonte su internet che non siamo poi riusciti a ricostruire. Poi l’abbiamo vista lunedì su Repubblica, che le ha dedicato una pagina. A questa foto.

Secondo Repubblica, e Libero (e Lettera 43 e Leggo, e Pubblico tra gli altri) è stata scattata nel carcere russo di Butyrskaja di Mosca “nell’estate del 2009”. È “la foto dell’orrore che fa tremare Putin”, pubblicata dal tabloid britannico Daily Mail da cui gli italiani l’hanno ripresa. Il Daily Mail – non una garanzia di affidabilità – l’ha pubblicata a corredo di un articolo sulla morte di Sergei Magnitsky, un avvocato oppositore di Putin morto in carcere in cicrcostanze molto sospette alla fine del 2009. La storia di Magnitsky e la foto, in realtà non hanno relazione diretta: come spiega nell’articolo anche Repubblica, è “un’immagine di repertorio presa da uno dei tanti reportage di denuncia fatti negli anni scorsi”. Ma ora, ripubblicata dal Daily Mail, “foto e articolo scuotono l’opinione pubblica occidentale e feriscono il Cremlino”. Un articolo su Corriere.it è invece intitolato “Magnitsky, la foto della sua cella finisce in rete”: nel testo è scritto

il Daily Mail pubblica una foto terribile, che potrebbe essere stata scattata dallo stesso Magnitsky durante la sua prigionia nel carcere moscovita di Matrosskaya Tishima.

Ma ciò che ha smosso di più le coscienze, almeno in rete, è quell’immagine della cella. Immediatamente la foto è stata postata su Facebook e Twitter.

Impressionati dalla storia e dalla foto da girone infernale, al Post abbiamo pensato di raccontarla meglio, spiegandone la storia e l’origine. Ma non siamo riusciti. Sul Daily Mail – l’articolo è un lungo e documentato report delle sofferenze in carcere di Magnitsky, basato sui suoi diari – la foto è indicata col credito “Getty Images”, e anche Repubblica nel riprenderla scrive “foto: Getty”. Ma nell’archivio dell’agenzia Getty non l’abbiamo trovata. E la foto compare già a illustrazione di un altro articolo del 2008, sul tabloid Daily Mirror, cosa che smentirebbe la data citata dagli articoli italiani (il Mail non citava date, quindi non è la fonte di “estate del 2009”: né fa alcun riferimento a un rapporto tra la foto e Magnitsky). Qui poi la stessa foto è addirittura in una pagina indicata come “aggiornata nel 1996”. Gli articoli inoltre parlano di due carceri diversi rispetto a Magnitsky e alla foto: Matrosskaya Tishima (in realtà “Tishina“) e Butyrskaja (o Butyrska, o Butyrka). Secondo le ricostruzioni Magnitsky sarebbe morto nel primo, dove era stato portato in ambulanza dal secondo già sofferente: ma sono due carceri diversi, e la foto non può riferirsi a entrambi.

In più, malgrado quello che si legge sugli articoli italiani, non c’è traccia sui media internazionali della foto e della storia che “scuotono l’opinione pubblica occidentale”, dopo l’articolo sul Daily Mail. Più probabile che la foto del Daily Mail abbia girato in rete e sui social network, sia stata trasformata in “foto della cella di Magnitsky” e così sia giunta ai media italiani, che l’hanno fatta diventare un caso internazionale.

Morale della favola, non siamo in grado di raccontarvi la storia di quella foto. Di certo c’è che ci sono altri racconti e altre immagini che rendono del tutto plausibile e realistico che sia stata scattata in una prigione russa, ma non sappiamo quale e non sappiamo quando (un’altra ipotesi è che sia un frame di un documentario, forse del 2006, ce ne sono diversi che mostrano scene simili). Mentre appare del tutto improbabile che risalga al 2009 o addirittura che sia “la cella di Magnitsky” o che “stata scattata dallo stesso Magnitsky”. Tutto qua, per ora.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di più, e migliori.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la newsletter, una quota minore di inserzioni pubblicitarie, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.