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  • venerdì 19 ottobre 2012

Gli americani stanno già votando

Le presidenziali si terranno ufficialmente il 6 novembre ma in molti stati si può votare da settimane: che cos'è l'early voting e quali conseguenze politiche ha

Le elezioni presidenziali statunitensi si tengono ogni quattro anni il martedì dopo il primo lunedì di novembre: quest’anno, martedì 6 novembre. In realtà, però, da qualche tempo il primo martedì di novembre è diventato più il termine ultimo per votare, che l’election day: da diversi giorni, infatti, in molti stati degli Stati Uniti si sta già votando. Questo a causa della pratica del voto anticipato, l’early voting, che sta diventando sempre più diffusa negli ultimi anni e in molti stati è aperta a tutti gli elettori che vogliano servirsene, non solo a quelli che sanno di avere un impedimento il giorno del voto. Nello stato del North Carolina, dove quest’anno si è potuto votare con il maggior anticipo, è possibile votare dal 7 settembre.

Alle elezioni presidenziali del 2008 la percentuale dei voti espressi prima del 4 novembre è stata di circa il 30 per cento del totale e ha riguardato quasi 40 milioni di persone. La percentuale è in costante aumento dal 1992, quando solo il 7 per cento dei voti venne espresso prima dell’election day: nel 2004 fu del 20 per cento, nel 2000 del 16 per cento. Le previsioni per questa elezione parlano di circa il 40 per cento dei voti espressi in anticipo.

Come in tutti i procedimenti elettorali americani, ogni stato ha leggi, regolamenti e scadenze diverse (una rassegna generale delle molte differenze è qui) ma la pratica è molto diffusa. In due stati, Oregon e Washington, l’intero procedimento elettorale avviene per posta e non esistono i seggi tradizionali, facendo sì che di fatto tutti i voti siano espressi in anticipo: nelle settimane precedenti all’election day vengono inviate le schede a tutti gli elettori, che poi le rimandano agli uffici elettorali. In altri 17 stati alcune elezioni locali avvengono per posta, ma non quelle presidenziali.

Tra gli stati che lo permettono, la distinzione principale è quella tra gli stati che richiedono una motivazione da parte dell’elettore, e quindi pensano il meccanismo soprattutto per coloro che sanno già di avere impedimenti per il giorno del voto, e quelli invece che non richiedono alcuna giustificazione, dove quindi la pratica serve in primo luogo per aumentare la partecipazione. In totale, il voto anticipato è permesso senza giustificazione in 31 stati americani e con una giustificazione in altri tre, mentre non è permesso nei restanti 16 (Alabama, Connecticut, Delaware, Kentucky, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Mississippi, Missouri, New Hampshire, New Jersey, New York, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina e Virginia).

Normalmente il meccanismo funziona così: l’elettore richiede un’apposita scheda elettorale per il voto in anticipo, la riceve per posta e la rispedisce negli uffici elettorali – che sono a livello di contea – entro parecchi giorni prima dell’election day, dove viene registrata con una complessa procedura per garantire l’anonimato e passa poi per una macchina che registra i risultati. In altri casi, i votanti possono andare a votare di persona in anticipo. Anche le date e i modi dello spoglio sono diversi: le procedure possono iniziare anche parecchi giorni prima, anche se la comunicazione ufficiale dei risultati avviene solo dopo la chiusura dei seggi nell’election day.

Il voto anticipato ha alcune conseguenze politiche. Il meccanismo premia i candidati meglio organizzati sul territorio e che hanno più tempo per portare la gente a votare. Nel 2008 Obama ottenne in molti stati percentuali altissime nell’early voting, grazie alla sua ottima macchina organizzativa. Un’altra conseguenza politica è che l’early voting favorisce chi è in vantaggio nelle settimane precedenti al voto, perché “fotografa” lo stato della campagna elettorale in quel momento: chi ha votato ha votato, malgrado quanto possa ancora accadere in campagna elettorale. Fino alla sconfitta nel primo dibattito con Romney, Obama era nettamente in vantaggio. Ora il suo vantaggio si è molto ridotto.

La pratica dell’early voting ha causato anche diverse critiche, negli anni. Chi lo appoggia dice che è importante per aumentare la partecipazione al voto, per chi il giorno delle elezioni lavora oppure avrà un impegno imprevisto oppure ha problemi fisici che gli rendono difficile andare a votare al seggio. Chi è contrario, invece, dice che questa pratica non ha reali effetti sulla percentuale degli astenuti. I repubblicani sono tendenzialmente contrari al voto anticipato, mentre i democratici sono favorevoli: anche perché, storicamente, il voto anticipato favorisce i secondi. Nel 2008, per esempio, Obama perse in Iowa contro John McCain nei voti espressi il 4 novembre, ma vinse considerando i voti espressi prima.