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  • martedì 9 Ottobre 2012

Il disastro della Provincia di Catania

Una storia surreale, raccontata da Sergio Rizzo sul Corriere: una truffa del 1972 ha portato oggi al pignoramento dei conti dell'ente per 23 milioni di euro

Sergio Rizzo racconta sul Corriere della Sera le gravi difficoltà della provincia di Catania che, a causa di una truffa intentata da due dipendenti ai danni di un ente nel 1974, è stata condannata al risarcimento di oltre 23 milioni di euro. I conti correnti della provincia sono già stati pignorati.

A dare la mazzata finale non sarà la legge che dovrebbe ridurre il numero delle Province. Anche perché è difficile dire se e quando accadrà. Piuttosto, la Provincia di Catania rischia di essere stroncata da un fantasma che arriva dal passato con un conto astronomico da pagare, in grado di far saltare il banco: 23 milioni 258.682 euro e 39 centesimi. I fatti, per la serie «quando la realtà supera la fantasia», risalgono al 1972. Il 16 ottobre di quell’anno, una settimana esatta dopo che dalle catene di montaggio della Fiat era uscita l’ultima Cinquecento, l’allora assessore «all’economato e al patrimonio» firmava un accordo con una società finanziaria chiamata Istituto finanziario italiano.

L’intesa era questa: l’Ifi avrebbe concesso piccoli prestiti ai dipendenti della Provincia, da rimborsare con le trattenute sulle buste paga che l’amministrazione provinciale avrebbe dovuto rimborsare alla finanziaria. Una tipica cessione del quinto dello stipendio, per capirci. Ma nessuno poteva immaginare che cosa sarebbe accaduto. Perché nemmeno due anni dopo, nel maggio del 1974, saltò fuori che dei 1.318 prestiti concessi dall’Ifi, soltanto 187 erano regolari. Gli altri 1.131 riguardavano persone inesistenti o anche dipendenti dell’ente in carne e ossa, ma che non avevano mai presentato la domanda. Della clamorosa truffa vennero riconosciuti responsabili due dipendenti della Provincia, uno che lavorava all’ufficio economato e l’altro addetto alla corrispondenza. Come avessero fatto da soli a congegnare e portare a termine tale diabolica macchinazione, appare ancora oggi incredibile. Anche perché i moduli di richiesta dei prestiti dovevano essere sottoscritti dall’assessore, al quale spettava il compito di certificare l’esattezza delle dichiarazioni. Ma tant’è.

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