Il caso Marchionne-Volkswagen

Il capo della FIAT ha detto che la crisi del settore auto è «un bagno di sangue» per colpa dell'azienda tedesca, che si è infuriata

In un’intervista pubblicata ieri sull’International Herald Tribune l’amministratore delegato della FIAT, Sergio Marchionne, ha commentato il calo delle vendite di auto in Europa negli ultimi mesi aggiungendo che il «bagno di sangue sui prezzi» nel mercato è stato aggravato dagli sconti applicati dalla Volkswagen, la casa automobilistica tedesca con sede a Wolfsburg.

Il ragionamento e l’accusa fatti da Marchionne riguardano soprattutto la politica di sconti sulle auto di taglia medio-piccola, dove gli sconti di Volskwagen sono stati intorno al 30 per cento. Questa decisione secondo Marchionne è stata presa per mandare «gli altri» costruttori fuori mercato, per strappare clienti alla concorrenza e conquistare nuove fasce di clienti. Marchionne ha parlato di «concorrenza sleale»: secondo lui il settore dell’auto sta attraversando una situazione «mai così difficile» a causa della crisi delle vendite e per una sovracapacità produttiva delle aziende automobilistiche. Una situazione nella quale dovrebbe intervenire l’Unione Europea: «dovrebbero coordinare una razionalizzazione del settore», stabilendo cioè degli standard di produzione. Per quanto riguarda la sovracapacità produttiva, «tutti dovrebbero tagliare: quelli che davvero non si sono mossi in questo senso sono i francesi e i tedeschi, che non hanno ridotto minimamente la capacità».

(“Il piano di Marchionne”, Makkox sul caso Volkswagen)

Già nel mese di giugno Marchionne aveva parlato delle differenze nelle condizioni di mercato tra i costruttori: da una parte FIAT e le francesi Renault e Peugeot-Citroën vorrebbero un sostegno dell’Unione Europea per regolare la sovracapacità produttiva, dall’altra parte le tre grandi aziende tedesche, Volkswagen, Daimler e BMW si oppongono perché con le vendite in Cina riescono a coprire il carico di produzione. Volkswagen riuscirebbe a fare più sconti sul mercato europeo sulle auto medio-piccole, infatti, soprattutto grazie alle ottime vendite delle auto di fascia medio-alta sul mercato asiatico. Le aziende tedesche sono anche avvantaggiate dal costo del denaro più basso, rispetto a quello degli altri paesi europei, perché possono prendere soldi in prestito a tassi di interesse più bassi.

Christian Klingler, il responsabile vendite della Volkswagen, ha respinto l’accusa di Marchionne dicendo che l’azienda non è «troppo aggressiva» e «opera in un contesto competitivo». Inoltre ha confermato che nei prossimi mesi la Volkwagen continuerà ad abbassare i prezzi. Dopo l’intervista di ieri Stephan Grueshem, responsabile della comunicazione di Volkswagen, ha chiesto le dimissioni di Marchionne dalla carica di presidente dell’ACEA, l’associazione europea dei costruttori di auto, perché la sua posizione «non è più sostenibile».

La Volkswagen è il secondo maggior produttore di auto al mondo dopo l’azienda giapponese Toyota. Nei primi sei mesi del 2012 ha venduto 4,45 milioni di macchine con un utile netto in crescita del 40 per cento rispetto l’anno scorso di 6,5 miliardi.

Foto: Sergio Marchionne (JOHN THYS/AFP/GettyImages)

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