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  • giovedì 12 Luglio 2012

I parlamentari e le visite in carcere

Una visita di Renato Farina a Lele Mora, per cui il deputato PdL è stato condannato, ha fatto nascere polemiche sui "collaboratori" che possono visitare le carceri con i parlamentari

Oggi Luigi Ferrarella racconta sul Corriere della Sera della condanna all’ex vicedirettore di Libero Renato Farina, 57 anni, oggi deputato del Popolo della Libertà. Farina è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per falso in atto pubblico, per essersi fatto accompagnare durante una visita in carcere a Lele Mora da un ragazzo di vent’anni poi rivelatosi un semplice amico di Mora e non un suo collaboratore. Il tema è quello delle visite dei parlamentari in carcere, che secondo l’art. 67 della legge sull’ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354) possono essere fatte senza autorizzazione da diverse figure istituzionali: queste possono essere accompagnate da collaboratori “per ragioni del loro ufficio”. Nel caso di detenuti famosi, queste visite diventano spesso modi per fare interviste, con i virgolettati che finiscono integralmente sui giornali.

«Consulente rapporti umani»: così il deputato pdl Renato Farina, che in qualità di parlamentare ha il diritto di verificare come e quando vuole le condizioni dei detenuti nelle carceri, il 17 febbraio 2012, entrando a Opera per visitare Lele Mora, indicò il 20enne Giuseppe Trotolo come collaboratore del proprio ufficio con rapporto stabile e continuativo, dunque autorizzato ad accompagnarlo anche senza autorizzazione in base all’articolo 67 dell’ordinamento penitenziario. Solo che il giovane non era affatto un suo collaboratore fisso, nè il suo «consulente rapporti umani», ma era un amico dell’impresario tv condannato in via definitiva per bancarotta, come documentato dai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano anche sulla scorta dei tabulati delle telefonate tra i due nel 2010.

Ieri questo falso in atto pubblico di Farina agli agenti penitenziari è costato caro all’ex vicedirettore di Libero che nel 2007 nell’inchiesta sul sequestro Cia di Abu Omar aveva già patteggiato 6 mesi (convertiti in 6.800 euro di pena pecuniaria) per favoreggiamento del servizio segreto Sismi di cui era collaboratore come «fonte Betulla»: la giudice Elisabetta Meyer, infatti, non ha concesso a Farina le attenuanti generiche e lo ha condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi, senza sospensione condizionale della pena ridotta dallo sconto di un terzo legato al rito abbreviato.

(continua a leggere sul sito del Corriere della Sera)