Che cosa pensava Di Pietro su Berlusconi, secondo Casini

Pierferdinando Casini scrive oggi una lettera al Corriere della Sera per difendere l’UdC dalle accuse di opportunismo rivoltegli da Antonio Di Pietro, che in un suo libro di prossima uscita racconta di aver ricevuto offerte politiche anche dal suo partito. «Casini bussò alla mia porta subito dopo Mani Pulite», ha detto Di Pietro. Casini ricostruisce l’accaduto diversamente.

In realtà fu Di Pietro a bussare materialmente alla mia poiché venne a colazione nella mia abitazione. Tuttavia, tralasciando la forma, ricordo bene la sostanza di quell’incontro: egli mi spiegò che una delle ragioni connesse al suo abbandono del pool di Mani pulite era l’avversità pregiudiziale da lui non condivisa nei confronti dell’onorevole Berlusconi. Ricordo, come fosse ieri, le sue parole: «Berlusconi non è certo un santo ma ho constatato un pregiudiziale accanimento verso di lui che non posso condividere». Poco importa che in realtà le ragioni del suo abbandono della magistratura fossero altre, probabilmente connesse a indagini giudiziarie che lo riguardavano, ma questo fu quello che mi disse Di Pietro. E lo riporto solo per evidenziare quanta distanza passi abitualmente fra le sue opinioni private e le sue affermazioni pubbliche.