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  • martedì 5 Giugno 2012

Perché le scosse si spostano a ovest?

Giovanni Caprara risponde sul Corriere ad alcune delle domande più comuni sui terremoti in generale e su questi in Emilia in particolare, per quel che ne sappiamo

Da giorni Giovanni Caprara risponde sul Corriere della Sera, insieme a Massimo Cocco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, a molte domande riguardo i terremoti in generale e quelli che hanno colpito l’Emilia nelle ultime settimane. Le questioni affrontate sono molte e molto varie, dai movimenti degli epicentri delle scosse alle spiegazioni che possiamo darci relativamente alla loro forza e durata.

1 I picchi più intensi dei terremoti che hanno colpito la pianura Padana si sono mossi nel tempo, non hanno cioè colpito sempre lo stesso luogo. Dove si sono scatenati?

I geofisici scrutano con attenzione i punti in cui la terra trema più violentemente perché rappresentano dei punti di riferimento attorno ai quali costruire delle spiegazioni su quello che succede nel sottosuolo. Si tratta di un’arte complicata dal fatto che non sono note in dettaglio le caratteristiche sotterranee e, soprattutto, come il suolo stia reagendo dopo la scossa violenta (5.9 della scala Richter) del 20 maggio scorso, preceduta nella stessa area qualche ora prima da un sisma della magnitudo di 4,1.

L’ipocentro era a 6,3 chilometri di profondità tra le province di Modena (Finale Emilia), di Ferrara, Rovigo e Mantova. Immediatamente dopo venivano rilevati un paio di picchi (il maggiore 5.1 della scala Richter) che colpivano invece leggermente più ad est. Ma a segnare l’andamento in maniera più marcata e nella direzione opposta, cioè verso ovest, era il grappolo di terremoti del 29 maggio (5.8 della scala Richter, il primo) seguito rapidamente da altri due con valori intorno ai cinque gradi (5.3 il massimo). Questa è stata la giornata con il maggior numero di picchi massimi scatenati tutti nella mattinata.

L’evento allargava il fronte del sisma di una decina di chilometri raggiungendo così i cinquanta chilometri.
Il terzo atto si registra il 3 giugno (con 5.1 della scala Richter). E si manifesta nella stessa area del precedente del 29 maggio, quindi sempre in direzione ovest.

2 A questo punto si può pensare che, se ci saranno altre scosse, continueranno sempre verso occidente?

Naturalmente non si può sapere perché è impossibile predire quando, come e dove si manifestino. Si può per il momento tracciare un andamento che servirà poi, una volta il fenomeno sia ritenuto concluso, a descrivere il suo svolgimento e tracciarne la storia. La migrazione dei picchi, cioè il loro andamento, è interessante per ipotizzare ciò che accade.

3 Ma perché questo modo di procedere?

La prima scossa, la più violenta, è quella che ha segnato l’evento. Tutte le altre che si stanno succedendo sono ritenute la coda del colpo più intenso. E rientrano in un quadro conosciuto e ipotizzabile.

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1 Che cosa sta succedendo nel cuore della terra emiliana?

Dal 20 maggio questo è il terzo giorno da record. Dopo la prima scossa forte del 20 maggio (5,9 di magnitudo della scala Richter) si è passati al 29 maggio con una magnitudo di 5,8 e ora siamo più o meno allo stesso livello: 5,1, ma con molta preoccupazione in più perché questo sisma sembra non finire mai. Il luogo non è nuovo e interessa più o meno la stessa zona della seconda scossa.

2 Come mai la terra trema ancora così violentemente?

Anche se il nuovo terremoto è di notevole livello, secondo i geofisici rientra nella coda del primo consistente scossone. Insieme ci sono decine di altri sussulti di livello inferiore ma non si ama definirle repliche del primo e con le pinze si usa il termine di assestamento.

3 Ci si può aspettare altri fenomeni così forti?

Sin dal primo momento, cioè dal 20 maggio, i sismologi avevano affermato che altre scosse si sarebbero potute verificare anche di livello oltre il quinto grado della scala Richter. È impossibile dire scientificamente come e quando l’energia accumulata nel sottosuolo possa venire rilasciata. Ci sono tre ipotesi considerate: la prima è che dopo il primo colpo forte nel giro di qualche giorno ulteriori scosse di non trascurabile intensità esauriscano il fenomeno. Purtroppo non è quello che sta accadendo perché sono già trascorsi 14 giorni e tutto continua in modo significativo. La seconda ipotesi è che prosegua per settimane e mesi ma degradando progressivamente; la terza e continui addirittura per tempi ancora più lunghi ma rilasciando l’energia in modo lento e lieve.

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foto: LaPresse