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  • giovedì 12 Aprile 2012

L’Olanda litiga col Suriname

Il governo ha sospeso gli aiuti all'ex colonia per via di un'amnistia concessa dal presidente Dési Bouterse, ex dittatore e ricercato per traffico di droga

Il ministro degli Esteri olandese ha annunciato la sospensione di tutti i suoi aiuti finanziari diretti all’ex colonia sudamericana del Suriname, dopo che il governo di quest’ultima ha deciso di concedere un’amnistia ai sospetti autori dei Decembermoorden (i “delitti di dicembre” in olandese), l’uccisione di 15 oppositori dell’allora presidente Dési Bouterse avvenuta l’8 dicembre 1982. Gli aiuti ammontano a circa 19,8 milioni di euro l’anno. L’Olanda ha anche richiamato il proprio ambasciatore nel paese.

La Repubblica del Suriname è un piccolo stato che si trova sulla sponda atlantica dell’America meridionale, tra la Guyana a ovest e la Guyana Francese a est. Ha meno di mezzo milione di abitanti, più della metà dei quali nella capitale Paramaribo. È stata una colonia olandese dalla metà del Seicento al 1975. Molti dei più celebri calciatori olandesi sono nati in Suriname (come Edgar Davids e Clarence Seedorf) o hanno origini nell’ex colonia pur essendo nati in Olanda (come Frank Rijkaard, Ruud Gullit, Patrick Kluivert, Ryan Babel).

Nel maggio del 2010, l’alleanza di sei partiti guidata da Dési Bouterse, la Megacombinatie (“superalleanza”), ha ottenuto 23 parlamentari sui 52 dell’Assemblea Nazionale, il parlamento unicamerale del paese. Il parlamento ha eletto qualche mese dopo Dési Bouterse, 66 anni, come nuovo presidente della Repubblica, dopo che per gran parte degli anni Ottanta era stato di fatto il dittatore militare del paese. Bouterse ha potuto essere rieletto grazie alla sua forte vena populista, la cui retorica si scaglia spesso contro gli olandesi. È di etnia creola, ovvero di lontane origini africane o africane-europee, ma è di pelle chiara e dichiara di avere ascendenze anche tra le popolazioni indigene sudamericane: in questo modo è riuscito a superare le divisioni etniche del paese, simili a quelle del vicino Guyana, che si traducono sempre anche in divisioni politiche.

Nel 1980, un colpo di stato militare aveva instaurato nominalmente uno stato socialista, ma la scelta del presidente era diventata compito di Bouterse, un militare di carriera allora capo del Consiglio Militare Nazionale e tra gli organizzatori del colpo di stato. Come la vicina Guyana, nel secondo dopoguerra uno stato socialista era governato in realtà da una dittatura militare, che combatté contro alcune ribellioni armate e represse il dissenso e l’opposizione politica.

La democrazia è stata ristabilita nel paese solo nel 1988, ma negli anni successivi il Suriname ha lasciato grande libertà di azione ai cartelli colombiani della droga. Dopo aver perso il potere, nel 1999 Bouterse è stato condannato da un tribunale olandese a nove anni di carcere per aver importato nel paese circa 450 kg di cocaina, motivo per cui non può lasciare il paese (su di lui c’è anche un mandato di arresto dell’Interpol, ma il Suriname non ha un trattato che regoli l’estradizione con l’Olanda). Bouterse non sembra prendere molto sul serio la condanna, dicendo che portare la cocaina in Olanda è stato “quasi un gioco”. Nel 2005 anche suo figlio Dino è stato condannato in Suriname per traffico di droga e di armi ed è stato in carcere tre anni. Con l’elezione a presidente della Repubblica ha acquistato l’immunità diplomatica. Il giorno del colpo di stato del 1980 è stato dichiarato festa nazionale, il “Giorno della liberazione e del rinnovamento.”

I rapporti tra il Suriname e l’Olanda hanno passato fasi molto complicate dopo la dichiarazione di indipendenza della colonia: la più grave coincise con gli omicidi di 15 leader dell’opposizione a Bouterse, avvenuti nel forte di Zeelandia della capitale del Suriname (una delle principali prigioni dove venivano rinchiusi i detenuti per motivi politici). Del fatto sono stati accusati diversi esponenti dell’allora regime militare, ma Bouterse ha detto che la decisione di uccidere gli oppositori venne presa autonomamente da un comandante della prigione (che è morto nel 1986). L’Olanda era così preoccupata del regime che si era instaurato in Suriname durante gli anni Ottanta, con il sostegno di Cuba e della Libia, da aver progettato un’invasione del paese con il sostegno degli Stati Uniti, secondo quanto ha rivelato nel 2010 l’ex primo ministro olandese Ruud Lubbers.

foto: DON EMMERT/AFP/Getty Images