Il nuovo Accordo di integrazione

Da oggi, i nuovi immigrati dovranno firmare un accordo con lo stato italiano che prevede un sistema di punti per misurare il livello di integrazione

Oggi è entrato in vigore in Italia il regolamento del nuovo “accordo di integrazione”, una sorta di contratto “a punti” tra i cittadini stranieri che chiedono il permesso di soggiorno e lo stato italiano. Il sistema ha l’obiettivo di promuovere e misurare il livello di integrazione dei cittadini stranieri in Italia e di regolare la loro permanenza. I cittadini stranieri che entrano in Italia per la prima volta avranno un limite temporale di due anni (prorogabile di un altro anno) per raggiungere un certo numero di punti (30); se non ci riusciranno, al termine del terzo anno potrebbe essere emesso contro di loro un decreto di espulsione.

Che cos’è
Si tratta di un provvedimento già sperimentato da altri paesi come Germania, Svizzera, Canada e Australia e che era stato previsto da una legge approvata dal governo Berlusconi nel luglio del 2009, la stessa che aveva innalzato a sei mesi il limite massimo di reclusione nei Centri di permanenza temporanea italiani e che aveva introdotto il reato di clandestinità. Una legge già in parte contrastata dalla Corte di giustizia europea, che anche in Italia era stata fortemente criticata al momento della sua prima stesura, nel 2009, dalle associazioni non governative e di volontariato.

A cosa serve
Lo scopo di questo provvedimento, si legge nel preambolo dell’Accordo, dovrebbe essere quello di promuovere l’integrazione «intesa come processo finalizzato a promuovere la convivenza dei cittadini italiani e di quelli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio nazionale, nel rispetto dei valori sanciti dalla Costituzione italiana», che si fonda «sul reciproco impegno a partecipare alla vita economica, sociale e culturale della società». E parte dal presupposto che «per i cittadini stranieri integrarsi in Italia presuppone l’apprendimento della lingua italiana e richiede il rispetto, l’adesione e la promozione dei valori democratici di libertà, di eguaglianza e di solidarietà posti a fondamento della Repubblica italiana.»

Chi riguarda e quanto dura
L’accordo di integrazione è rivolto agli stranieri che al momento dell’ingresso in Italia abbiano più di sedici anni, viene firmato in prefettura o in questura nel momento in cui viene fatta richiesta del permesso di soggiorno. L’accordo dura due anni ed è prolungabile di un anno, ma soltanto una volta, secondo l’articolo 3 dell’Accordo.

Come funziona
All’Accordo è collegato un sistema di punti, che in partenza sono 16 e rappresentano l’ipotetica conoscenza a livello base della lingua e della cultura italiana e vengono assegnati d’ufficio al momento della firma. Entro tre mesi dalla firma dell’accordo, poi, come spiega la brochure diffusa sul sito del Ministero dell’Interno, «lo straniero viene convocato per partecipare ad una sessione di formazione civica e di informazione sulla vita in Italia. La mancata partecipazione comporta la perdita di 15 crediti».

L’obiettivo da conseguire nel corso dei due anni per poter rimanere sul territorio italiano regolarmente è raggiungere i 30 punti, calcolati in base a una serie di parametri: dal livello reale di conoscenza della lingua italiana, dal percorso di studi o di formazione professionale svolto in Italia, ma anche dallo svolgimento di attività imprenditoriali, dalla scelta di un medico di base, dalla partecipazione ad attività di volontariato o dall’attivazione di un mutuo per l’acquisto di una casa.

A partire dalla quota di punti iniziale, i cittadini stranieri potranno vedersi togliere dei punti secondo un’altra serie di parametri relativi alle condanne – anche non definitive – per eventuali reati commessi sul territorio italiano, ma anche per provvedimenti di sicurezza o per sanzioni amministrative definitive non inferiori ai 10 mila euro. Nel caso in cui, alla fine del periodo di due anni, non siano stati raggiunti i 30 crediti è prevista la possibilità di richiedere un prolungamento dell’accordo della durata di dodici mesi, ma solo se i crediti dell’interessato sono superiori allo zero. In caso contrario, come nel caso in cui dopo gli ulteriori dodici mesi la quota dei 30 punti non sia stata ancora raggiunta, il cittadino straniero perderà il diritto di restare in Italia e riceverà un decreto di espulsione.

Chi è escluso
Nei giorni scorsi i ministri dell’Interno e dell’Integrazione – Anna Maria Cancellieri e Andrea Riccardi – hanno inviato a tutte le prefetture italiane una circolare che precisa le linee guida dell’applicazione di questo nuovo accordo di integrazione, precisando che l’eventuale decreto di espulsione non è applicabile ai «titolari di permesso di soggiorno per asilo, per richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari o per motivi familiari, dei titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o di carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’Unione europea, e degli stranieri titolari di altro permesso di soggiorno che abbia esercitato il diritto al ricongiungimento familiare».

foto: AP Photo/Daniele La Monaca