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  • martedì 6 marzo 2012

Guida completa al Super Tuesday

Oggi è il giorno più importante delle primarie repubblicane negli Stati Uniti: le cose da sapere, stato per stato, delegato per delegato

di Francesco Costa

Trovandosi a spiegare la politica statunitense ai lettori di un quotidiano britannico come l’Independent, quattro anni fa l’attore americano Richard Schiff decise di prenderla piuttosto larga. “Tutto è grande, in America. Ci piace questo genere di parole. Facciamo grandi film, abbiamo grandi aziende. In Montana chiamiamo il cielo The big sky. Il nostro esercito è il più grande in circolazione, il nostro più grande deserto lo abbiamo chiamato Valle della Morte, il nostro canyon più grande è il Grand Canyon, così come il colpo migliore nel baseball è il Grand Slam, e d’altra parte le nostre pianure sono le Grandi pianure. Il nostro supereroe è Superman, il nostro più importante evento sportivo è il Super Bowl. E quindi il giorno più importante delle nostre elezioni primarie si chiama Super Tuesday”.

Schiff scriveva queste cose nel 2008, e quello fu un Super Tuesday molto super: quel giorno si disputarono 24 primarie democratiche e 21 repubblicane, da una parte si sfidavano Obama e Clinton, dall’altra McCain, Romney e Huckabee. Quest’anno le cose hanno dimensioni più ridotte, per quanto parliamo sempre del giorno più importante delle primarie: Obama competerà – si fa per dire – soltanto in uno stato, mentre i repubblicani si contenderanno 416 delegati in 10 stati diversi (poi ci sono i superdelegati, i dirigenti del partito con diritto di voto quasi sempre autonomo, ma quello è un discorso a parte). I candidati rimasti in gioco sono quattro: Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts; Rick Santorum, ex senatore della Pennsylvania; Newt Gingrich, ex deputato ed ex speaker della Camera; Ron Paul, deputato di lunghissima data in Texas.

Perché il Super Tuesday è importante
Banalmente perché assegna in un giorno solo una gran quantità di delegati, cioè le persone che durante le convention estive sceglieranno formalmente il candidato alla presidenza del loro partito. Ma il discorso è più ampio. A questo punto della competizione, infatti, i candidati hanno già battuto molti stati, hanno speso molti soldi, hanno già costruito la loro macchina organizzativa. E questa macchina organizzativa è chiamata a dare il massimo per il Super Tuesday. Si vota in dieci stati contemporaneamente e il candidato non può essere dappertutto: questo vuol dire innanzitutto saper trovare e adottare la giusta strategia, e avere abbastanza risorse per spostarsi in più luoghi possibile e saltare continuamente da una parte all’altra del paese. Dove il candidato non riesce ad andare, le campagne mandano uno dei cosiddetti surrogates: i politici celebri che lo sostengono. Romney ha una squadra di tutto rispetto, da John McCain a Tim Pawlenty a Nikki Haley e Chris Christie. Gli altri non ne hanno di altrettanto popolari e famosi. Negli stati che i candidati riescono a battere meno personalmente, acquisiscono più peso gli spot (e servono soldi per farli girare), il lavoro dei volontari (e servono macchine organizzative efficienti per sfruttarli al meglio) e l’atteggiamento della stampa (e serve sapienza e bravura per dettare l’agenda). E poi, naturalmente, serve avere delle buone proposte e sapere su quali puntare: dove puntare sull’economia e dove sui valori tradizionali, dove attaccare i propri avversari e su cosa. Il Super Tuesday, insomma, è la prova di forza finale per un candidato alle primarie: superarlo con successo non sempre assicura la vittoria – spesso sì – ma un risultato deludente assicura sempre la sconfitta.

A che punto siamo finora
I candidati repubblicani finora si sono misurati in 12 stati. Mitt Romney ha vinto in New Hampshire, Florida, Nevada, Maine, Arizona, Michigan, Wyoming e Washington, ottenendo a oggi 136 delegati certi (178 stimati aggiungendo quelli non vincolati). Rick Santorum ha vinto in Iowa, Colorado, Minnesota e Missouri, ottenendo 19 delegati certi (75 stimati). Newt Gingrich ha vinto solo in South Carolina, ottenendo fin qui 32 delegati (49 stimati). Ron Paul non ha vinto da nessuna parte e oggi ha 9 delegati (51 stimati). Il conteggio dei delegati non è semplicissimo: in alcuni stati si assegnano in modo proporzionale e in altri in modo maggioritario, alcuni sono vincolati a sostenere un candidato e altri no. Per ottenere la nomination servono 1144 delegati. Due cose sono evidenti, quindi: Romney è in grande vantaggio su tutti gli altri candidati, e non gli basterà vincere ovunque oggi per avere la certezza della nomination. Una sua significativa affermazione potrebbe dargli però un grande vantaggio politico, schiacciando la gara su di sé e rendendo inoffensivi i suoi avversari, già più deboli di lui sul fronte logistico ed economico.

Dove si vota, stato per stato

Georgia – 76 delegati
Non è solo lo stato che assegna più delegati tra quelli in gioco oggi: è soprattutto lo stato di casa di Newt Gingrich e quindi la sua ultima speranza. Spera di vincere e se possibile di stravincere: lui stesso ha detto che se questo non accadrà la campagna elettorale per lui è praticamente finita. Siamo a sud: oltre che da Romney, Gingrich dovrà difendersi anche da Santorum, il cui messaggio populista e religioso qui funziona bene. L’ultimo sondaggio CNN lo vede in vantaggio col 47 per cento, seguito da Romney col 24, Santorum col 15 e Paul col 9. I delegati si assegnano in modo cervellotico, qui come altrove: 31 si distribuiscono proporzionalmente tra i candidati che superano il 20 per cento, gli altri si distribuiscono collegio per collegio, dandone tre a chi ottiene la maggioranza assoluta (e dividendoli 2-1 ai primi due se nessuno ottiene la maggioranza assoluta).

Ohio – 63 delegati
Stato fondamentale, non solo per i molti delegati che mette in gioco ma anche perché è storicamente un cosiddetto “stato viola”: uno di quelli in bilico tra i democratici e i repubblicani, cruciale alle elezioni di novembre. L’Ohio è anche uno degli stati dove la situazione è più equilibrata: tutti gli ultimi sondaggi vedono Romney e Santorum praticamente pari. 48 delegati vengono distribuiti a chi prende più voti collegio per collegio, altri 15 vanno a chi ottiene una maggioranza assoluta a livello statale oppure distribuiti proporzionalmente tra i candidati che ottengono più del 20 per cento dei voti. Occhio: in tre collegi Santorum non è riuscito a presentare la documentazione necessaria a fare arrivare il suo nome sulla scheda.

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