• Italia
  • sabato 25 febbraio 2012

La fine del processo Mills

Silvio Berlusconi è stato prosciolto per prescrizione dalle accuse di corruzione: la storia di un processo lungo e complicato

Oggi i giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano hanno prosciolto l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dal reato di corruzione in atti giudiziari. Il reato è caduto in prescrizione, ossia i procedimenti legali per verificare le accuse sono andati oltre i termini previsti dalla legge. Il pubblico ministero Fabio De Pasquale aveva chiesto per Berlusconi 5 anni di reclusione e 250 mila euro di risarcimento. Le motivazioni con cui oggi i giudici di Milano hanno prosciolto per prescrizione Silvio Berlusconi dovrebbero essere presentate entro 90 giorni. Queste dovrebbero chiarire se, secondo i giudici, la presunta corruzione in atti giudiziari dell’avvocato Mills è stata commessa o meno.

L’accusa
Berlusconi era accusato di aver corrotto alla fine degli anni Novanta l’avvocato inglese David Mills con 600 mila dollari per indurlo a testimoniare il falso in due procedimenti penali: il processo “All Iberian” (poi diviso in due processi distinti) per falso in bilancio e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano (PSI) di Bettino Craxi e quello ARCES su presunte tangenti a ufficiali della Guardia di Finanza, impegnati in verifiche fiscali presso quattro aziende di Berlusconi. Nel primo la condanna a Berlusconi a 2 anni e 4 mesi per finanziamento illecito al PSI è stata prescritta in Cassazione, mentre nel processo per tangenti alla Guardia di Finanza gli iniziali 2 anni e 9 mesi di condanna per Berlusconi sono stati cancellati in Cassazione “per non aver commesso il fatto”.

Chi è David Mills
Figlio di una spia del MI5, il servizio segreto britannico, David Mills è un avvocato che anni fa era consulente legale straniero per la Fininvest di Berlusconi e avrebbe lavorato alla creazione “di 64 società estere offshore”, secondo la sentenza di primo grado che lo ha condannato nel 2009. Mills ha testimoniato il 20 novembre 1997 e il 12 e il 19 gennaio 1998 durante i processi All Iberian e ARCES in cui era imputato Silvio Berlusconi per corruzione e finanziamento illecito.

Nel 2004, in una lettera al suo fiscalista, Mills scrisse di aver detto il falso durante i processi contro Berlusconi per fargli evitare guai con la giustizia. Il 18 luglio 2004 Mills ha confessato ai giudici della procura di Milano la sua “reticenza” durante i due processi per favorire Berlusconi da cui aveva “ricevuto i soldi a titolo di ricompensa”, cosa che poi smentirà il 7 novembre dello stesso anno. Nella circostanza e poi anche negli anni successivi, Mills disse di aver ricevuto i 600mila dollari non da Berlusconi tramite il dirigente Fininvest Carlo Bernasconi, bensì dall’armatore Diego Attanasio di cui gestiva fondi su conti esteri. Berlusconi ha sempre smentito l’esistenza di somme di denaro versate a Mills per ottenere una testimonianza favorevole.

La condanna di Mills e la prescrizione
Secondo l’accusa, durante le due deposizioni Mills aveva detto il falso, dopo aver ricevuto “da Carlo Bernasconi (manager Fininvest, morto nel 2001, ndr), a seguito di disposizione di Silvio Berlusconi, la somma di 600mila dollari” per aver poi compiuto “atti contrari ai doveri d’ufficio di testimone: come in effetti faceva affermando il falso e tacendo in tutto o in parte ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo di Silvio Berlusconi nella struttura di società offshore creata dallo stesso Mills, struttura fuori bilancio utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del gruppo Fininvest”. Inoltre “ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi” e di “riferire la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi”. Nonostante Mills avesse ritrattato la sua ammissione del 2004, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi nel 2009 sia in primo grado che in Appello per corruzione in atti giudiziari. Il 25 febbraio 2010, la sentenza è stata annullata dalla Corte di Cassazione perché il reato è estinto per prescrizione anche se “risulta verificata la sussistenza degli estremi di reato di corruzione in atti giudiziari”.

Il processo a Berlusconi
Dunque la Cassazione ha riconosciuto, pur prescrivendo il reato, che Mills è stato corrotto. Mancava un corruttore. Secondo la procura di Milano, il corruttore era Berlusconi e ha aperto ufficialmente il processo nei suoi confronti nel marzo 2007 dopo il rinvio a giudizio per Mills e Berlusconi firmato dal pubblico ministero Fabio De Pasquale il 10 marzo 2006.

Gli intoppi: Lodo Alfano e legittimo impedimento
Dopo poco più di un anno però, il processo nei confronti di Berlusconi è stato interrotto a causa del cosiddetto “Lodo Alfano”, una legge approvata dal governo Berlusconi nell’estate del 2008 che dichiarava “la sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”, tra cui quella del presidente del Consiglio, allora Silvio Berlusconi. La Consulta però, il 7 ottobre del 2009, ha cancellato il Lodo Alfano giudicandolo incostituzionale. Il processo è così ripreso ma è stato subito fermato da un altro “ostacolo”: ossia la legge sul “legittimo impedimento”, approvata sempre da un governo Berlusconi, ma stavolta nell’aprile 2010, che ha permesso all’allora Presidente del Consiglio di non partecipare alle udienze, giustificando la sua assenza con impegni istituzionali. Il 13 gennaio 2011 però, prima di essere annullato da un referendum popolare il 13 giugno 2011, il legittimo impedimento è stato parzialmente abrogato dalla Corte Costituzionale che ha stabilito che fosse il giudice, e non l’imputato, a decidere se gli impegni di quest’ultimo costituivano un impedimento a partecipare all’udienza.

La prescrizione
Il processo Mills per Berlusconi è così ripreso l’11 marzo 2011. Nel frattempo gli avvocati di Berlusconi hanno allungato sensibilmente la lista dei testimoni e presentato due istanze di ricusazione (ossia quando si chiede la sostituzione di un giudice quando questi non appare imparziale o comunque non credibile nella sua funzione giurisdizionale). Così si è perso altro tempo e si è avvicinata la soglia della prescrizione, che indica il tempo massimo per arrivare alla sentenza di un caso da quando questo è stato commesso. In base alla legge “ex Cirielli”, anche questa approvata da un altro governo Berlusconi, nel 2005, i tempi di prescrizione di un processo sono stati ridotti, generalmente ai tempi previsti dalla pena massima del reato di cui è accusato l’imputato più un quarto della pena stessa. Nel caso di Berlusconi, la pena massima per il reato di corruzione in atti giudiziari è di 8 anni: dunque, sommati a un quarto della pena (cioè due anni), la durata del processo Mills prima che avvenisse la prescrizione sarebbe stata massimo di dieci anni.

Le polemiche
Una delle mosse più contestate da parte degli avvocati di Berlusconi è stata quella del pubblico ministero De Pasquale nel dicembre 2007: il capo di imputazione è stato modificato, con l’effetto di spostare in avanti la data del presunto reato di Berlusconi. Berlusconi avrebbe commesso reato non quando avrebbe versato il denaro a Mills, nel 1998, ma quando Mills lo avrebbe ritirato, ossia nel 2000. Dunque, nonostante le proteste degli avvocati di Berlusconi, la data di inizio della prescrizione del reato si è dovuta calcolare da questa data in poi, e il calcolo è stato molto controverso a causa delle numerose pause e interruzioni che lo hanno complicato. Secondo De Pasquale, la prescrizione sarebbe intervenuta tra il 3 maggio e il 17 luglio 2012. Per gli avvocati di Berlusconi, invece, il reato era già da prescrivere tra l’8 gennaio e il 3 febbraio di quest’anno.

nella foto, Silvio Berlusconi mentre esce oggi da Palazzo Grazioli (AP/Gregorio Borgia)