Severgnini senza internet

Ha provato a disconnettersi da ogni cosa in rete per una settimana, e fare delle cose "antiche"

Dopo averlo annunciato sui molti canali della rete che frequenta, dieci giorni fa Beppe Severgnini ha avviato un esperimento di privazione per capire di più su un tema di cui si parla molto da tempo, ovvero quanto siamo in grado di staccarci dalle nostre nuove vite in rete. Si è costretto a disconnettere tutto per una settimana – ha dovuto farsi legare all’albero, come Ulisse – e oggi ne racconta sulla Lettura del Corriere della Sera.

Giovedì 9 febbraio
Appena sveglio, invece di aprire Corriere.it come d’abitudine, annuncio: «Stamattina si guardano le foto scattate in India»! (28 minuti, con musica pop del Tamil Nadu). Lo so: è l’equivalente delle vecchie proiezioni-con-diapositive, quelle che hanno incrinato tante convivenze. Ma devo distrarmi, a tutti i costi. I famigliari capiscono e sorridono: B. avrà una settimana difficile, meglio non contrariarlo. Alle nove mi sento spavaldo, e faccio una cosa strana, anzi antica: esco, vado all’edicola in piazza del Duomo a Crema, compro il «Corriere» e lo leggo. Voi direte: be’, che c’è di strano? Lei non legge il suo giornale? Risposta: certo, ma a puntate durante la giornata. Non tutto di primo mattino.

Per resistere alle sirene della Rete, decido di tenermi impegnato. Prendo cinque appuntamenti a Milano: ore 12.15 (Rosaria), 13.30 (Alberto e Andrea), 15.30 (Raffaella), 16 (Marco), 17.30 (Ilaria). Mentre mi sposto per la città, leggero e disinformato, metto continuamente la mano in tasca ed estraggo l’iPhone come se volessi controllare la posta. Internet, concludo, è anche una questione di gestualità. Ma il pensiero non regala alcuna consolazione.

Alle 18.30, alla Triennale, s’inaugura la mostra fotografica Un giorno. 5 anni nella vita dell’Italia dalle pagine di «Sette». Mi accorgo di avere la mente sgombra, ricordo nomi, facce e date. Alle 19.15 il «Corriere» mi chiede un commento su Mario Monti in copertina su «Time». Non posso cercare informazioni su Internet, devo farmi raccontare tutto da una collega (grazie Mara), poi aspettare i Tg serali, come un tempo. Scrivo, detto al telefono. Il dimafono, alla fine, commenta: «Sa che lei detta proprio bene»? Ringrazio e rispondo: «Cosa crede che abbia fatto ogni sera, dal 1981 al 1994»?

Mancano solo sei giorni: forse ce la faccio.

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foto: DMITRY KOSTYUKOV/AFP/Getty Images