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  • mercoledì 1 febbraio 2012

Romney ha vinto in Florida

E ha vinto come si deve: 46,4% dei voti, 15 punti di vantaggio su Gingrich

Mitt Romney ha vinto le primarie repubblicane in Florida con il 46,4 per cento dei voti, seguito da Newt Gingrich con il 31,9 per cento, Rick Santorum con il 13,4 per cento e Ron Paul con il 7 per cento. In Florida il vincitore prende tutti i delegati in palio: Romney ne guadagna quindi 50, arrivando a 84. Gingrich ne ha 27, Paul 10, Santorum 8. Per ottenere la nomination serve il sostegno di 1144 delegati: la strada è ancora molto lunga, e proseguirà il 4 febbraio in Nevada e in Maine e poi il 7 in Colorado, Minnesota e Missouri. Il prossimo dibattito si terrà il 22 febbraio in Arizona, ma Romney non ha ancora dato conferma della sua presenza.

“Delle primarie competitive non ci dividono”, ha detto Romney ai suoi sostenitori festeggiando la vittoria, “ma ci preparano. E noi vinceremo. Io sono pronto a guidare questo partito e questa nazione”. Gingrich comunque non si è arreso e non sembra avere intenzione di farlo a breve, soprattutto a giudicare dai cartelli mostrati stasera durante il suo discorso, che dicevano “46 states to go”, “46 stati alla fine”. Gingrich ha fatto un discorso combattivo, promettendo di “competere stato per stato” e dicendo di avere intenzione di “vincere ed essere il candidato in agosto”. La cosa ironica è che, anche volendolo fare, Gingrich non potrà competere in ogni stato: negli scorsi mesi non era riuscito a raccogliere in tempo firme e documentazioni necessarie per candidarsi alle primarie in Virginia, da cui resterà fuori. Gingrich non ha telefonato a Romney dopo la vittoria e non si è congratulato con lui nel corso del suo discorso.

Lo ha fatto invece Santorum, che ha puntato poco sulla Florida e ha parlato direttamente dal Nevada, dove ha pesantemente attaccato Gingrich – “ha avuto la sua occasione e l’ha sprecata: finché lui è in campo continueremo a parlare di lui e dei suoi guai, e non di Obama” – e ha parlato di Mitt Romney con toni più distesi. Anche Ron Paul, arrivato di nuovo quarto, si trova già in Nevada, uno stato per lui più favorevole, e per questo ha cercato di ridimensionare il voto di ieri dicendo che “siamo solo all’inizio”. Se Ron Paul e Newt Gingrich, più che altro per ragioni caratteriali, sembrano intenzionati a restare in corsa il più a lungo possibile, la sensazione è che Santorum voglia approfittare delle primarie da qui al 6 marzo, il supertuesday, per scalzare Gingrich dal ruolo di alternativa a Romney e diventarne il principale sfidante. Se non dovesse riuscirci, salvo sorprese o exploit particolari, si ritirerebbe. Santorum ha attraversato una settimana complicata: sua figlia Isabella, tre anni, malata di trisomia 18, è stata ricoverata per una polmonite (ora sta meglio).

La vittoria in queste primarie permette a Romney di riguadagnare la posizione di favorito e candidato più forte tra quelli in corsa: la Florida è uno stato politicamente importante, uno di quelli che attribuisce più grandi elettori alle presidenziali di novembre, uno dei più popolosi e demograficamente frastagliati degli Stati Uniti. I margini della sua vittoria, poi, sono stavolta indiscutibili: ha ottenuto quasi la metà dei voti, 15 punti circa in più del suo avversario più diretto. Newt Gingrich, che aveva vinto le primarie in South Carolina, col voto di oggi si ritrova di nuovo a inseguire, e in una posizione peggiore di prima: il cattivo risultato in Florida e le polemiche di queste settimane mostrano come un candidato col suo profilo e la sua storia faccia fatica a convincere anche gli stessi repubblicani, in certe parti del paese, nonché quanto conti la superiorità economica e organizzativa di Romney, che ha speso e raccolto molti più soldi del suo avversario.

foto: Joe Raedle/Getty Images

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