Luigi Manconi sulla politica e le carceri

Luigi Manconi, intervistato oggi da David Allegranti sul Corriere Fiorentino, sintetizza perché la politica fa molta fatica a occuparsi con costrutto del problema delle carceri, più di molte altre cose.

«Interessarsi di carcere non porta voti, ma porta al contrario impopolarità. La materia carcere è intrattabile e non produce consenso, anzi in generale determina riduzione del consenso. Dietro c’è una questione elementare di psicologia sociale, non così misteriosa. Il carcere è il luogo dove viene recluso il male ed è percepito come male nell’inconscio dell’individuo; cioè avvertiamo inconsciamente che il male è parte di noi. Ma proprio perché il male rappresenta una tentazione, una insidia, una minaccia, che tuttavia ci seduce e ci attrae, noi intendiamo rimuoverlo. E per rimuovere un incubo, la reazione più elementare e istintiva è quella di spostarlo fuori dal nostro sguardo. Non a caso la tendenza prevalente è trasferire il carcere fuori dalla città. Così tiriamo un sospiro di sollievo; non abbiamo ceduto al male ma non vogliamo misurarci con quella tentazione che mette a prova la nostra debolezza. Tant’è vero che i nemici più ottusi della popolazione reclusa sono i moralisti, i quali ritengono invece che il male sia al di fuori di loro e che il vizio non li riguardi»

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