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  • venerdì 16 Dicembre 2011

Gingrich o Romney

I due candidati repubblicani in testa ai sondaggi sono stati al centro dell'ultimo dibattito prima dell'inizio delle primarie

I principali candidati alle primarie repubblicane statunitensi si sono sfidati ieri a Sioux City, in Iowa, nell’ultimo dibattito prima dell’inizio del calendario elettorale, che si aprirà proprio con i caucus in Iowa. Sono rimasti in sei: Newt Gingrich, ex speaker della Camera; Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts; Rick Santorum, ex senatore della Pennsylvania; Michele Bachmann, deputata del Minnesota; Ron Paul, deputato del Texas e Jon Huntsman, ex governatore dello Utah ed ex ambasciatore degli Stati Uniti in Cina. A questo dibattito si è arrivati dopo l’ultimo sconvolgimento dei sondaggi e delle gerarchie: il ritiro di Herman Cain dalla competizione ha molto favorito Newt Gingrich, che ora è il candidato in testa, e con ogni probabilità si giocherà la nomination con Mitt Romney.

(“Il momento di Newt Gingrich”)

Proprio per questa ragione, Romney negli ultimi giorni aveva attaccato più volte Gingrich, definendolo “zany”, bizzarro, e avanzando dubbi sul suo passato politico, specialmente per il ruolo avuto come consulente della società governativa di credito immobiliare Freddie Mac: uno degli istituti considerati spreconi e mangiasoldi dai repubblicani, da cui invece Gingrich ha preso oltre un milione e mezzo di dollari. Ieri sera però Romney è stato insolitamente sulle sue, lasciando agli altri candidati il compito di attaccare Gingrich. Ron Paul lo ha criticato proprio per la sua consulenza a Freddie Mac, Michele Bachmann lo ha incalzato sull’aborto, Rick Santorum sui diritti dei gay. Anche lui, come accade ormai dall’inizio a Romney, è stato accusato di non essere abbastanza conservatore, ma tutto sommato se l’è cavata bene: l’abilità oratoria non è mai stata un problema per Gingrich, che riesce a essere preso in qualche considerazione sia dall’establishment repubblicano sia dai tea party. Romney, nel frattempo, ha dedicato gran parte dei suoi interventi a criticare Obama, nel tentativo di imporsi come candidato inevitabile, l’unico davvero in grado di giocarsi la Casa Bianca col presidente uscente.

(tutti gli articoli del Post sulle elezioni presidenziali americane)

Si è discusso anche di politica estera, materia in cui come prevedibile Ron Paul si è discostato dagli altri: il suo estremo isolazionismo lo ha portato a criticare la veemenza interventista dei suoi colleghi candidati nei confronti dell’Iran, per esempio, a fronte del suo programma nucleare. Il dibattito di ieri sera è stato organizzato da Fox News, network televisivo molto vicino ai repubblicani e al movimento conservatore (anzi, secondo molti diretto ispiratore delle sue posizioni). Il sito americano di news politiche Talking Points Memo ha riassunto i momenti più significativi del dibattito in cento secondi: sono pochi, i candidati sono stati molti attenti innanzitutto a non farsi del male, ma l’effetto Blob funziona sempre e c’è qualche buona battuta.

foto: Scott Olson/Getty Images