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  • lunedì 7 Novembre 2011

Si apre il nuovo processo francese contro “Carlos”

Il terrorista più ricercato (e celebrato) della fine del secolo scorso è accusato di quattro attentati e contesta le modalità del suo arresto

È cominciato oggi a Parigi il processo contro Ilitch Ramirez Sanchez, meglio noto con il famigerato nome di Carlos o additittura “lo Sciacallo”, accusato di avere pianificato una serie di attentati terroristici in Francia circa trent’anni fa. Ramirez è in carcere dal 1994, quando fu catturato dai servizi segreti francesi, ed è incriminato perquattro attentati dinamitardi in cui morirono undici persone, compiuti nel 1982 e nel 1983. Altri tre uomini sono stati accusati dalla Francia di avere partecipato a quegli attentati, ma soltanto Ramirez sarà presente oggi in aula: la Germania ha rifiutato l’estradizione di uno dei suoi sospetti complici, gli altri due sono ancora in libertà.

Il primo attentato avvenne nel marzo del 1982, quando una bomba nascosta in un bagaglio esplose su un treno in viaggio da Parigi a Tolouse. Cinque persone morirono e decine di passeggeri rimasero feriti. L’inchiesta che seguì concluse che l’attentato era stato compiuto per convincere il governo francese a liberare Magdalena Kopp, membro del gruppo terroristico tedesco RAF e all’epoca compagna di Ramirez. Nello stesso anno un’altra esplosione colpì la sede del giornale Al Watan Al Arabi a Parigi, una testata conosciuta per il suo sostegno al governo iracheno e la sua ostilità verso la Siria. Gli altri due attentati per cui è incriminato Ramirez avvennero l’anno seguente: una bomba su un treno da Marsiglia a Parigi e una nella stazione di Marsiglia.

Ramirez, di origine venezuelana, era stato fin da giovane un militante marxista. Dopo il divorzio dei suoi genitori, si trasferì in Gran Bretagna con la madre e più tardi in Russia. Nel 1970 fu espulso dall’università e iniziò a combattere contro Israele in Palestina. Tra i suoi atti più efferati resta il rapimento di undici rappresentanti dell’OPEC a Vienna il 21 dicembre del 1975. Tre ostaggi morirono durante l’operazione, ma Ramirez non fu mai processato e divenne il terrorista più famoso e ricercato del mondo, con sospetti legami con i gruppi e i servizi segreti più diversi, e raccontato in opere letterarie e cinematografiche.

Dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989, per Carlos divenne sempre più difficile attraversare i confini europei e mantenere segretamente le proprie basi logistiche. Si ritirò in Siria e più tardi in Sudan. Nel 1994 le autorità sudanesi lo consegnarono alla polizia francese, che gli aveva dato la caccia per quasi vent’anni. Tre anni dopo fu condannato all’ergastolo per l’uccisione nel 1975 di due poliziotti francesi e del loro informatore libanese. L’avvocato di Ramirez sostiene che il suo imputato fu arrestato in violazione delle leggi internazionali – si trovava in un ospedale di Karthoum quando fu consegnato alla Francia – e ha detto recentemente che Ramirez non riceve più nessun tipo di aiuto da quelli che una volta erano i suoi sostenitori in Venezuela.

(foto THOMAS COEX/AFP/Getty Images)