Il problema con gli scambi di case online

Una storia di vandalismi mette in discussione il successo di un popolare servizio americano di case in prestito

di Emanuele Menietti

EJ vive a San Francisco, qualche tempo fa ha dato in prestito la propria casa a uno sconosciuto per una settimana attraverso il servizio online “Airbnb” e quando è tornata ha trovato la sua abitazione completamente vandalizzata. La donna ha raccontato la propria esperienza sul suo blog, denunciando l’accaduto e accusando il servizio online di non averla tutelata a sufficienza. Della faccenda si sta parlando molto in rete, negli Stati Uniti, e i responsabili di Airbnb hanno dimostrato di non avere le idee molto chiare su come trattare l’accaduto per difendere il loro marchio in grande ascesa e crescente successo, e tutelare i diritti di EJ.

Airbnb funziona sostanzialmente come un social network e ha come obiettivo quello di consentire ai propri utenti di prestare per un certo periodo di tempo la loro casa a un altro iscritto al servizio. Chi vuole prestare la propria abitazione stabilisce il prezzo e il periodo, compilando una scheda online con le informazioni della casa e delle modalità di prestito. Il sistema si rivela molto vantaggioso perché consente di pagare molto meno rispetto a una camera d’albergo e, in meno di tre anni, ha raccolto attorno a sé molti milioni di iscritti e investimenti da decine di milioni di dollari: pochi giorni fa il suo successo è stato celebrato con un articolo sul New York Times.

Fino a ora le cose per Airbnb erano andate sostanzialmente bene con un buon livello di soddisfazione degli iscritti, ma ora la storia di EJ rischia di mettere in cattiva luce l’intero servizio e di far nascere nuove diffidenze tra chi lo utilizza. Il problema del servizio, dicono i detrattori, è sostanzialmente uno: conosci la persona cui lascerai la casa solo quando questa avrà già pagato per affittarla temporaneamente. Questo riduce le possibilità di avere un minimo di controllo su chi ti metti in casa e, come spiega EJ sul suo blog, ti può capitare di ritrovare la tua abitazione sottosopra.

Hanno fatto un buco nella porta di un armadio che avevo chiuso a chiave e vi hanno trovato il mio passaporto, dei contanti, una carta di credito e alcuni gioielli di mia nonna che avevo nascosto. Hanno preso la mia macchina fotografica, il mio iPod, un portatile, e il mio disco rigido esterno con tutti i backup pieni di foto, diari… la mia intera vita. Hanno trovato il mio certificato di nascita e la mia carta dell’assistenza sanitaria, che penso abbiano fotocopiato usando la stampante/fotocopiatrice che gli avevo lasciato usare nel caso ne avessero bisogno.

Quelli cui EJ aveva affittato la casa hanno anche usato il caminetto, nonostante fosse giugno e facesse ormai caldo, bruciando un po’ di cose trovate per casa (casa che si è riempita di fuliggine, tra l’altro). E ancora:

La cucina era un disastro: nel lavandino c’era una pila di piatti sporchi, pentole usate e panni bruciacchiati e rovinati. C’era detersivo in polvere sparso dappertutto: sui piani della cucina, sui mobili di legno, sulla testiera del mio letto, sulla scrivania, nella stampante. La puzza di morto che arrivava dal bagno era spaventosa (e lo è ancora adesso) e il lavandino è stato riempito di una sostanza gialla e grumosa.

Mentre le devastavano le casa, EJ era fuori città e del tutto inconsapevole di che cosa stesse accadendo. Riceveva qualche email dagli occupanti con complimenti e ringraziamenti per l’ospitalità e non immaginava minimamente che le stessero distruggendo la casa. Quando è tornata e ha trovato tutto devastato si è sfogata sul suo blog con diversi post, riflettendo anche sulle poche garanzie offerte da Airbnb.

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