Le vite dei gemelli siamesi

Il New York Times racconta quello che si sa e quello che non si sa dei rapporti tra i fratelli che nascono uniti

di Giovanni Zagni

Due gemelli si dicono siamesi quando sono uniti per una parte del corpo alla nascita. L’eventualità è piuttosto rara (non ci sono statistiche precise, ma riguardano un parto ogni diverse decine di migliaia), e ancora più raro è che la parte in comune sia la testa. In questo caso, il termine scientifico che descrive la malformazione è craniopagus. Questo accade in circa un parto ogni 2,5 milioni, ma solo un ancor più piccolo numero di gemelli in questa condizione sopravvive. Circa tre quarti di tutti i gemelli siamesi muoiono durante la gravidanza o nelle prime ore successive al parto.

Le cause che portano alla nascita di gemelli siamesi sono ancora ignote. Secondo la maggior parte degli esperti, accade quando una cellula uovo viene fecondata ma non porta a termine il processo di separazione, che causa la nascita di due gemelli identici (o omozigoti). Le due persone possono avere in comune diversi organi interni, come il cuore, i polmoni, il fegato o l’intestino, oppure solamente una parte del torso. La parte che unisce i due corpi è la testa solo in un numero ristretto di casi, circa sei su cento. Per qualche ragione sconosciuta, i tre quarti di tutti i gemelli siamesi sono femmine. L’origine del nome, invece, è ben nota: Chang e Eng Bunker, nati in Siam (l’odierna Thailandia) all’inizio del XIX secolo, erano presentati come “the siamese twins” negli spettacoli del circo di P. T. Barnum, che fu il loro impresario quando si trasferirono negli Stati Uniti.

I gemelli Bunker, uniti dallo sterno all’ombelico (oggi potrebbero essere facilmente separati con un intervento chirurgico), si esibirono in pubblico per diversi anni, ma riuscirono poi ad affrancarsi dai freak show e a diventare coltivatori nel North Carolina, dove possedevano diversi schiavi. Sposarono le due figlie di un reverendo e misero su famiglia in due case diverse: in totale ebbero ventidue figli.

I Bunker si erano organizzati in modo che ciascuno di loro prendesse tutte le decisioni ogni tre giorni. Un accordo dello stesso tipo regola anche la vita di Lori e Reba Schappell, due gemelle di Reading, Pennsylvania, congiunte per la parte superiore della testa e diventate famose negli Stati Uniti dopo che Reba ha intrapreso una carriera come cantante country. Per alcuni anni, invece, Reba ha seguito la sorella mentre Lori andava al college e lavorava in un ospedale. Lori diceva, della sua esperienza di quando accompagnava la gemella alle sessioni di registrazione e ai concerti: «Non ero veramente là, non stavo facendo nulla. Salutavo le persone, ma poi lasciavo che fosse Reba a gestire le cose.»

Il caso di Krista e Tatiana Hogan, due bambine di quattro anni che vivono con la loro famiglia nella cittadina canadese di Vernon, British Columbia, pone nuove e straordinarie domande sul tipo di collaborazione che si può creare tra due gemelli congiunti per la testa. Susan Dominus per il New York Times Magazine ha vissuto per qualche giorno con loro e ha raccontato la loro storia.

Nelle immagini, i cervelli di Krista e Tatiana appaiono congiunti da una sottile linea di tessuto, un caso unico nella letteratura scientifica mondiale. Che cosa sia quella linea rimane ancora un mistero: il loro neurochirurgo, Douglas Cochrane del British Columbia Children’s Hospital, lo ha battezzato thalamic bridge, perché pensa che colleghi, appunto, i talami delle due bambine. Il talamo è una parte del cervello formata da due lobi, che filtra la maggior parte degli stimoli sensoriali. È considerata una parte fondamentale per l’insieme dei processi cerebrali che formano la coscienza dell’individuo.

E in effetti, ci sono diversi indizi che alcuni stimoli siano in qualche modo comuni alle due sorelle. Non sono stati ancora svolti, su di loro studi approfonditi in un ambiente controllato, anche perché la particolare conformazione delle loro teste non permette l’utilizzo degli strumenti più avanzati per l’analisi del cervello. Ma nei cinque giorni che ha passato in casa loro, la giornalista del New York Times ha potuto osservare più di una situazione curiosa.

Una famiglia allargata
La madre di Krista e Tatiana si chiama Felicia Simms e oggi ha 25 anni. È già madre di cinque bambini: Rosa, di otto anni, Christopher di sei, Tatiana, Krista e Shaylee, nata un anno e mezzo dopo le gemelle. Felicia e i suoi figli vivono in una sorta di famiglia allargata, insieme ai nonni dei bambini, tre cugini, una coppia di zii e al padre delle gemelle, da cui Felicia si era separata poco dopo la nascita delle gemelle.

Krista e Tatiana sono nate dopo 34 settimane di gravidanza, sane e senza bisogno di interventi chirurgici impegnativi. Solitamente il problema principale dei gemelli siamesi è cardiocircolatorio, ma anche se il cuore di Tatiana deve sostenere la maggior parte della circolazione del sangue di entrambe, i medici le ritengono stabili e relativamente in salute.

Sono rimaste due mesi in ospedale per osservazione, e i genitori hanno dovuto affrontare presto la decisione se separarle o no. In passato i medici hanno tentato molto spesso la separazione chirurgica dei gemelli siamesi nei primi mesi o anni di vita, con lunghissime e complicate operazioni in cui si tentava di salvare almeno uno dei due gemelli, prevedendo che l’altro non sarebbe sopravvissuto. Interventi simili hanno una bassissima percentuale di riuscita e nella maggior parte dei casi portano alla morte di entrambi i bambini. Alcune ricerche degli ultimi anni, come quella della dottoressa Dreger pubblicata in Studies in History and Philosophy of Science, sembrano suggerire che un approccio medico così aggressivo non tenga conto del fatto che, nei casi in cui gemelli siamesi hanno raggiunto l’età adulta, si sono detti in molti casi soddisfatti per la loro vita congiunta. I genitori di Tatiana e Krista non hanno pensato per un momento alla separazione, e la loro scelta si è rivelata, per il momento, felice.

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