La struttura detentiva segreta di Sale, vicino Rabat, e il fumo dei gas lacrimogeni. (ABDELHAK SENNA/AFP/Getty Images)
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  • martedì 17 Maggio 2011

Nuove proteste in Marocco

I movimenti antigovernativi hanno denunciato l'esistenza di una struttura segreta, luogo di abusi e torture

La polizia ha represso con violenza il loro corteo e dice che il palazzo è un centro di intelligence

La struttura detentiva segreta di Sale, vicino Rabat, e il fumo dei gas lacrimogeni. (ABDELHAK SENNA/AFP/Getty Images)

Domenica scorsa è scoppiata una rivolta all’interno di quella che sembra essere una prigione segreta a Sale, vicino Rabat, la capitale del Marocco. La notizia è emersa ieri quando le forze dell’ordine hanno violentemente disperso un corteo di attivisti per i diritti umani che stava tentando di raggiungere la struttura e diversi testimoni hanno visto guardie e agenti di polizia uscire feriti dalla struttura per essere trasportati altrove in ambulanza. L’agenzia di stampa del governo dice che la polizia è intervenuta per fermare “cento fondamentalisti” che stavano tentando di “organizzare un corteo non autorizzato occupando illegalmente il suolo pubblico”.

Le associazioni per i diritti umani avevano annunciato la manifestazione nel corso della settimana: volevano marciare verso la struttura che denunciano essere una prigione segreta per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui casi di tortura e abusi perpetrati verso le persone detenute, tra cui estremisti islamici sospettati di terrorismo. La polizia ha impedito il raggiungimento della struttura da parte dei manifestanti, intervenendo con manganelli e gas lacrimogeni su un corteo pacifico.

Il procuratore generale della corte d’appello di Rabat ha detto che visiterà la struttura di Rabat, che ufficialmente è un quartier generale dell’intelligence, nel corso delle indagini sugli scontri di ieri. Anche il consiglio per i diritti umani, un organo creato di recente da Re Mohammed VI, ha detto che visiterà la struttura. Diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Human Right Watch e Amnesty International, hanno denunciato gli abusi nel centro. Il governo, invece, ha sempre negato che la struttura ospiti una prigione segreta.

L’episodio sembra aver ravvivato i movimenti antigovernativi in Marocco, che avevano avuto un qualche risveglio nella fase più intensa delle proteste in Nordafrica e Medio Oriente ma erano poi state contenute dalla monarchia. Alla fine di febbraio migliaia di persone erano scese nelle strade a Rabat chiedendo una nuova costituzione, politiche contro la disoccupazione e l’aumento dei prezzi: portavano bandiere tunisine o egiziane, e marciavano al grido di slogan come “la gente rifiuta una costituzione fatta per gli schiavi”, “abbasso il regime”. Le proteste si erano placate all’inizio di marzo, quando il re Mohammed IV aveva promesso una riforma costituzionale volta a garantire maggiore democrazia e maggiori riforme. In aprile, poi, lo stesso re aveva graziato 92 prigionieri politici, soprattutto appartenenti ai gruppi estremisti salafiti.

Due settimane fa, nel centro di Marrakech, una bomba ha ucciso 17 persone in un bar molto frequentato dai turisti occidentali. Il ministro degli Interni marocchino ha detto che l’esplosione si deve a un atto terroristico. Poco dopo l’esplosione alcune centinaia di persone si erano radunate davanti al cordone della polizia per protestare contro gli integralisti.