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  • lunedì 28 marzo 2011

Perché oggi Berlusconi è stato in tribunale

Il premier in aula a Milano per un'udienza preliminare del processo Mediatrade: di che si tratta

L’udienza preliminare è stata aggiornata al 4 aprile. Altre due udienze sono già state fissate per il 2 e il 30 maggio.

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Alle 10 del mattino Silvio Berlusconi comparirà davanti ai giudici del tribunale di Milano, per la prima volta dopo le dichiarazioni spontanee sul processo SME che rese il 17 giugno del 2003. Non si tratta però del cosiddetto “processo Ruby”, per il quale la prima udienza è prevista per mercoledì 6 aprile, bensì di un’udienza collegata al processo Mediatrade. I giornali la definiscono “udienza interlocutoria, molto tecnica” durante la quale Berlusconi non potrà prendere la parola. Ci saranno però molti suoi sostenitori, radunati da Daniela Santanché e dal coordinatore del PdL lombardo, Mario Mantovani, che ha detto a Repubblica di avere mandato centinaia di sms.

Nel processo Mediatrade, Berlusconi è accusato – ma ancora non formalmente imputato – di appropriazione indebita e frode fiscale. Secondo i magistrati, fin dagli anni Ottanta Mediaset – Fininvest, prima – utilizzerebbe un sistema fraudolento per trasferire illecitamente fondi a Berlusconi.

Sceglie quali acquistare tra i prodotti Paramount. Invece che acquistarli direttamente, come potrebbe, li indica a Farouk Agrama, un produttore egiziano che da Los Angeles fa da mediatore. Farouk Agrama li acquista da Paramount, li fa passare attraverso una serie di società piccole e offshore allo scopo di eludere il fisco. Poi a quel punto li vende a Mediaset e lo fa a prezzi gonfiati e sproporzionati, fuori mercato. Il surplus pagato da Mediaset viene poi versato in alcuni conti svizzeri nella disponibilità diretta dello stesso Agrama e della famiglia Berlusconi. Da qui quindi l’accusa di appropriazione indebita.

L’attività di Agrama sarebbe del tutto superflua, dal punto di vista commerciale: secondo gli inquirenti l’egiziano non aveva “la struttura e il know-how necessario per selezionare prodotti televisivi adeguati al mercato italiano”: serviva quindi solo a gonfiare i costi e poi trasferire il denaro in più. La procura parla di decine di milioni di dollari. Da qui discende anche un’accusa di frode fiscale, figlia dello stesso meccanismo. Anche qui semplifichiamo brutalmente: facendo pagare più soldi a Mediaset, questa riduceva i suoi utili e quindi pagava meno tasse. “Sulla base di tale falsa rappresentazione”, scrivevano i pm di Milano, “nelle scritture contabili obbligatorie di Mediatrade e Rti indicavano, nelle dichiarazioni fiscali consolidate di Mediaset, elementi attivi inferiori al reale con riferimento ai redditi di pertinenza della società Rti”. La somma elusa ammonterebbe a otto milioni di euro dal 2005 al 2009. Da uno stralcio dell’inchiesta di Milano è stata aperta una simile inchiesta a Roma.

Tutti gli imputati hanno sempre rivendicato la loro innocenza. Nicolò Ghedini, avvocato del premier, ha detto che le accuse sono “incredibili” e che “mai un centesimo è arrivato nelle tasche di Berlusconi”. Lo stesso premier, non potendo parlare in aula, si è difeso intervenendo telefonicamente al programma di Maurizio Belpietro su Canale 5, La Telefonata. «È il venticinquesimo dei processi a cui io partecipo come imputato: 24 conclusi con archiviazione e assoluzione con formula piena per non aver commesso i fatti. Me ne restano sei: cinque civili e uno penale. In 17 anni sono oltre 1000 i magistrati che se ne sono occupati senza successo. Io in Mediaset non mi sono mai occupato dell’acquisto di diritti tv. Dal gennaio 1994, quando sono sceso in politica, mi sono allontanato dalle aziende che ho fondato. I diritti tv venivano acquistati da una sezione di Mediaset che passavano all’ufficio acquisti i film da comprare». I numeri forniti da Berlusconi sui suoi processi sono imprecisi: le assoluzioni sono otto (due delle quali grazie a leggi promulgate dai suoi governi), le archiviazioni sono cinque. Poi ci sono tre prescrizioni, due amnistie e due processi chiusi prima del rinvio a giudizio grazie a leggi promulgate dai suoi governi.

foto: Massimo Viegi/AP/LaPresse

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