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  • martedì 8 marzo 2011

Gli “stupri correttivi” in Sudafrica

Martedì prossimo a Città del Capo inizierà l'ennesimo processo per violenza sessuale su una donna lesbica

Il prossimo 15 marzo a Città del Capo inizierà il processo contro un uomo accusato di aver stuprato una donna lesbica nel tentativo di farla diventare eterosessuale. La vittima dello stupro si chiama Millicent Gaika. Nel 2009 aveva 30 anni: una sera stava tornando a casa con degli amici quando un uomo che conosceva di vista si è avvicinato e ha chiesto una sigaretta. La ragazza gliene ha data una e si è fermata a chiacchierare con lui. Gaika ha raccontato alla polizia che l’uomo, dopo averla portata a casa sua, l’ha chiusa a chiave, ha iniziato a picchiarla e ha minacciato di ucciderla. Poi l’avrebbe violentata per cinque ore: “So che sei lesbica: tu non sei un uomo, pensi di esserlo ma non lo sei e io ti dimostrerò che sei una donna. Ti metterò incinta e tu dovrai portare mio figlio in grembo”.

La storia di Millicent Gaika è simile a quella di molte altre donne sudafricane, ma lei è una delle poche che ha denunciato il suo stupratore. Grazie alla sua storia in Sudafrica si è iniziato a discutere degli “stupri correttivi” perpetrati ai danni delle persone omosessuali, soprattutto donne lesbiche. Secondo l’associazione non profit ActionAid ogni anno in Sudafrica vengono denunciati 520 casi di stupri correttivi, mentre diversi attivisti sostengono che soltanto a Città del Capo – una città con due milioni e mezzo di abitanti – ogni settimana verrebbero violentate almeno dieci persone in quanto omosessuali.

Questa avversione così diffusa verso per le persone gay è in qualche modo inaspettata in un paese come il Sudafrica: la discriminazione basata sull’orientamento sessuale è illegale, i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali, Città del Capo è famosa per il gay pride che organizza ogni anno e per i molti locali gay. Eppure nelle periferie della capitale e nelle città più piccole l’omofobia è un atteggiamento molto comune.

Il primo caso di violenza contro una lesbica che ha acquistato rilevanza nazionale è stato l’assassinio di Zoliswa Nkonyana, avvenuto nel 2006. La ragazza, che aveva 19 anni, è stata aggredita da un gruppo di venti persone che l’hanno picchiata con sassi e bastoni fino a ucciderla. Dal 1998 sono state uccise almeno 31 lesbiche e l’unico caso conclusosi con una sentenza di colpevolezza è quello di Eudy Simelane, una giocatrice di calcio che è stata stuprata e poi uccisa da un gruppo di persone nel 2008. Decine di associazioni in Sudafrica hanno chiesto al governo di prendere provvedimenti contro gli stupri correttivi, e di inserirli tra i crimini d’odio. Il prossimo 14 marzo il ministro della Giustizia incontrerà alcuni attivisti per discutere della questione. Gli attivisti hanno proposto un piano di azione nazionale per contrastare la violenza sessuale e le aggressioni omofobiche.

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