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  • mercoledì 23 Febbraio 2011

Il golpe Tejero trent’anni dopo

Il 23 febbraio 1981 fece irruzione nel Parlamento spagnolo tentando un colpo di stato militare

I deputati furono tenuti in ostaggio per una notte intera, poi tutti i golpisti furono arrestati

Il 23 febbraio del 1981 un gruppo di militari spagnoli guidati dal colonnello della Guardia Civile Antonio Tejero fece irruzione nella sede del Congresso dei Deputati a Madrid. La Spagna era uscita da pochi anni dal franchismo e proprio in quel momento il Congresso stava votando la fiducia al nuovo governo di Leopoldo Calvo Sotelo. Oggi i giornali spagnoli danno ampio risalto al ricordo di quegli avvenimenti, che per alcune ore fecero temere che il paese potesse di nuovo sprofondare in una dittatura.

Poco dopo le sei e mezza, quando stava per esprimere il proprio voto il deputato socialista Juan Manuel Núñez Encabo, Tejero entrò nell’emiciclo insieme ad alcune decine di guardie civili armate di mitra e dalla tribuna ordinò che tutti stessero calmi e aspettassero l’arrivo dell’autorità competente, lasciando intendere che si trattasse di un militare. «Quieto a todo el mundo!», Che nessuno si muova! Fu la frase con cui esordì. Il generale Gutiérrez Mellado, ministro della Difesa, ordinò ai golpisti di gettare le armi ma fu aggredito dai militari, che iniziarono  a sparare contro il tetto dell’emiciclo. Un operatore della TVE riuscì a filmare per quasi mezz’ora quanto stava accadendo nel Congresso.

I deputati furono tenuti in ostaggio per tutta la notte, mentre all’esterno altri militari coinvolti cercarono di portare avanti operazioni simili. A Valencia il capitano generale della Terza regione militare Jaime Milans del Bosch, che portò per strada i suoi carri armati, dichiarò lo stato d’emergenza e provò a convincere gli altri militari ad assecondare l’operazione. A Madrid il generale Torres Rojas falliva nel suo intento di succedere al generale Juste nel comando nella Divisione corazzata Brunete, con la quale avrebbe dovuto occupare i punti strategici della capitale, tra cui soprattutto radio e televisione da cui avrebbe diramato un comunicato sul successo del golpe.

La Spagna seguì in diretta gli avvenimenti all’interno del Congresso grazie alla notizie trasmesse dalla radio e dalla televisione. A mezzanotte il generale Alfonso Armada entrò nel Congresso e cercò di convincere Tejero a desistere e a lasciare che lui stesso si assumesse il ruolo di Capo del Governo agli ordini del Re, con una mossa anch’essa anticostituzionale che fu poi definita «golpe blando». Tejero chiese se anche Milans del Bosch avrebbe fatto parte del nuovo governo, ma ricevendo risposta negativa disse che Armada non era «l’autorità competente attesa» e lo allontanò bruscamente dall’emiciclo. Poco dopo, il presidente della Generalità della Catalogna, Jordi Pujol, riuscì a trasmettere un messaggio radiofonico alla nazione in cui invitava alla calma. Ma decisivo fu l’intervento del re Juan Carlos, che verso l’una del mattino comparve in televisione vestito con la divisa di capitano generale degli eserciti e si schierò contro i golpisti, difendendo la Costituzione spagnola. A partire da quel momento il golpe si considerò fallito. Milans del Bosch, isolato, annullò i suoi piani e alle cinque di mattina fu arrestato. Tejero resistette fino a mezzogiorno del giorno seguente, quando i deputati furono liberati.

Il processo si tenne davanti al Consiglio Supremo di Giustizia Militare, e divenne noto come il processo di Campamento: portò alla condanna a 30 anni di reclusione dei principali responsabili del golpe: Milans del Bosch, Alfonso Armada e Antonio Tejero Molina. La trama civile del golpe non fu mai investigata in modo rigoroso, con un unico civile condannato, l’ex dirigente dei Sindacati Verticali franchisti Juan Garcia Carrés. Antonio Tejero è rimasto nella prigione di Alcalá de Henares fino al 2 dicembre 1996, quando uscì in libertà condizionale. Espulso dall’esercito, attualmente vive a Torre del Mar, vicino a Madrid. Oggi il presidente spagnolo Zapatero, che nel 1981 aveva venti anni, celebrerà insieme al re Juan Carlos il ricordo di quegli avvenimenti insieme a molti dei politici che quel giorno si trovavano all’interno del parlamento. E oggi nelle sale spagnole uscirà anche il primo film dedicato al golpe e intitolato con il nome con cui viene di solito ricordato in Spagna: 23-F, 23 Febrero.