Un popolo di liceali

Massimiliano Panarari suggerisce un nuovo mito fondativo - un po' minore - degli italiani

Nell’affannosa e disperata ricerca di identità italiane, ancora più frenetica e delusa in quest’anno di celebrazioni nazionali, oggi Massimiliano Panarari propone sulla Stampa di individuare un tratto più moderno e radicato sì, ma non particolarmente promettente – anche se a Panarari pare bastare – per un paese in drammatico deficit di maturità.

Sfuggente e problematica è l’identità italiana, secondo alcuni. Controversa e non pacificata, secondo altri (e, a giudicare dai fatti, si direbbe che questi ultimi non sono lontani dal vero). Se ci allontaniamo dalle grandi narrazioni su cui i nostri connazionali si sono duramente combattuti, e continuano a dividersi, potremmo, invece, trovare una specie di mito fondativo intorno al quale non c’è litigio che tenga.
Certo, un mito «minore», trasversale alle ideologie politiche, ma ben presente a tutti quanti gli italiani, indistintamente, e soprattutto a coloro che l’hanno vissuto direttamente nei fondamentali anni della loro adolescenza.
Stiamo parlando del liceo, che in questi mesi furoreggia da indiscusso e indiscutibile protagonista sul grande e piccolo schermo. E, si sa, quando un tema diventa oggetto di racconto cinematografico e, soprattutto, televisivo (siamo o non siamo italiani?), allora, bingo!, vuol proprio dire che la questione è parte di un idem sentire (ah, il latino, reminiscenza liceale…), che attraversa tutte le generazioni. Su Rai Uno la fiction Fuoriclasse, ambientata in un liceo scientifico torinese, con la «prof.» di lettere Isa Passamaglia interpretata da Luciana Littizzetto (e il marito separato Neri Marcorè) ha fatto share altissimi (e già avevamo assistito, non molto tempo fa, su Canale 5, alla serie I liceali con Claudia Pandolfi e Giorgio Tirabassi). Al cinema imperversa, all’insegna di un successo imprevisto (ma a conferma della formula «Re Mida» di tutto quello che richiama la stagione liceale), Immaturi, un nome un programma, del regista Paolo Genovese, in cui un gruppo di quasi quarantenni si trova forzatamente (ma entusiasticamente) obbligato a rimettersi sui libri di scuola a causa del kafkiano annullamento del diploma scolastico. Altrettanti drama (come dicono gli specialisti di fiction) e drammi liceal-adolescenziali che ci mostrano un immaginario pop che continua a ruotare, mutatis mutandis, intorno al Compagno di scuola, come avrebbe cantato Antonello Venditti.

(continua a leggere sul sito della Stampa)

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