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  • martedì 25 gennaio 2011

C’è una CIA parallela?

Duane Clarridge fu espulso dalla CIA per il suo coinvolgimento nello scandalo Iran-Contras

Dice che i servizi segreti americani non sanno quello che sta succedendo davvero in Afghanistan

Duane R. Clarridge è un ex agente della CIA che dopo essere stato espulso dai servizi segreti americani ha deciso di mettere in piedi la sua agenzia di spionaggio privata. A 78 anni, con base nella sua casa alla periferia di San Diego, coordina il suo team di agenti segreti sparsi in ogni parte del mondo. Una CIA privata, l’ha definita il New York Times.

La sua storia è notevole. Repubblicano del New Hampshire, nel 1981 era diventato capo della divisione CIA per il Sud America e cinque anni dopo aveva contribuito alla fondazione del Centro antiterrorismo dell’agenzia. È sempre stato uno dei più agguerriti sostenitori di tutti gli interventi bellici degli Stati Uniti e ha partecipato e difeso molte delle operazione più discusse condotte dai servizi segreti americani. Su tutte, quella che nel 1973 portò al golpe contro l’allora presidente cileno Salvador Allende.

Coinvolto nello scandalo Iran-Contras del 1985 – lo scandalo politico che portò alla luce i traffici illegali di armi dagli Stati Uniti all’Iran, i cui proventi erano serviti a finanziare l’opposizione violenta dei Contras al governo del Nicaragua – nel 1991 fu condannato per avere mentito sul suo coinvolgimento davanti al Senato americano, ma fu graziato l’anno successivo dall’allora presidente George H. W. Bush. Fu però costretto a dare le dimissioni dalla CIA.

I suoi sforzi investigativi ora sono tutti concentrati sull’Afghanistan: il suo obiettivo è dimostrare l’ assoluta inaffidabilità del presidente Hamid Karzai. Secondo il New York Times, avrebbe addirittura pensato di raccogliere peli della sua barba per sottoporli a un test del DNA e dimostrare che è un eroinomane, ma avrebbe poi rinunciato al suo piano dopo aver saputo che l’amministrazione Obama aveva deciso di sostenere ufficialmente il governo di Karzai. I suoi mezzi gli hanno sempre attirato molte critiche – tra cui quelle dell’ex ambasciatore americano a Roma, Richard Gardner, che lo aveva definito «fuori controllo» – anche se qualche veterano della CIA non esita a definirlo «straordinario».

Per Clarridge l’attuale CIA è troppo lenta e troppo appiattita sulla tecnologia. Lui, che in servizio si è sempre fatto chiamare Dax, preferisce investire nelle attività sul campo. E proprio grazie al lavoro sul campo svolto dai suoi uomini in Afghanistan – nel luglio del 2009 avevano contribuito alla liberazione di un soldato americano rapito dai talebani – nell’ottobre del 2009 ha ottenuto un contratto dal Pentagono. La legge americana, però, vieta di appaltare missioni di sicurezza a privati, e quindi nonostante la sua attività sia stata ufficialmente etichettata come «informazione atmosferica» e non «intelligence», l’ufficiale del Pentagono che lo ha assunto come collaboratore, Micheal D. Furlong, ora è finito sotto inchiesta per violazione del regolamento del Dipartimento di Stato.

Clarridge invece non rischia molto. È vero che la legge proibisce ai privati cittadini di condurre attività eversive contro un governo straniero, ma tutti i procedimenti giudiziari di questo tipo che ci sono stati in passato si sono sempre limitati a incriminare chi per farlo avesse costituito un esercito. Secondo la maggior parte degli esperti le attività di Clarridge contro il presidente afghano Karzai ricadono in una zona grigia e probabilmente non violano la legge. Ciò non toglie che i suoi avversari siano sempre più numerosi. Soprattutto da quando ha trovato nella Fox e in Brad Thor, popolare giornalista e scrittore di simpatie conservatrici, due preziosi alleati con cui far circolare le sue teorie. La sua tesi degli ultimi mesi è che il Pakistan si stia prendendo gioco degli Stati Uniti e che abbia già arrestato il mullah Omar a cui si continua a dare la caccia, pur continuando a supportare i talebani in Afghanistan.