• Scienza
  • mercoledì 15 Dicembre 2010

L’esplosione che ha scosso il Sole

Il video dell'eruzione solare che ha «aperto gli occhi» agli astrofisici sul funzionamento della nostra stella

Faceva molto più caldo di adesso, qui in Italia, il primo agosto scorso quando un intero emisfero del Sole ha dato vita a una spettacolare eruzione che ha poi causato una serie di aurore molto affascinanti visibili sulla Terra. Il brillamento di questa estate ha portato con sé onde d’urto devastanti che hanno attraversato la nostra stella, mentre miliardi di tonnellate di gas si sono riversate nello spazio circostante. Un fenomeno astronomico di grande valore per gli astrofisici, alla costante ricerca di nuove informazioni sul Sole e sul suo comportamento.

«Quanto accaduto il primo agosto ci ha davvero aperto gli occhi» spiega ora Karel Schrijver del Lockhedd Martin’s Solar and Astrophysics Lab di Palo Alto (California), commentando le immagini sull’esplosione solare da poco diffuse dalla NASA. «Abbiamo visto che le tempeste solari possono essere eventi globali, che si verificano su una scala che prima non immaginavamo così grande.»

Insieme ai propri colleghi, Schrijver ha lavorato per tre mesi sulle immagini e i dati forniti dalla sonda spaziale Solar Dynamics Observatory e dalla sua sonda gemella STEREO, inviate in orbita dalla NASA per studiare il Sole. Le ricerche hanno confermato quanto sospettavano numerosi astrofisici: le eruzioni solari non sono eventi isolati e localizzati, ma fanno parte di un meccanismo molto più complesso legato all’intera attività del Sole e alle interazioni magnetiche che si verificano a enormi distanze tra un punto e l’altro del corpo celeste.

I brillamenti solari e le emissioni di gas possono essere collegati tra loro e verificarsi comunque a centinaia di migliaia di chilometri gli uni dalle altre. «Per predire una di queste eruzioni non possiamo più focalizzarci sui soli campi magnetici di alcune aree isolate, dobbiamo conoscere il campo magnetico sulla superficie di tutto il Sole» spiega Alan Title, che ha collaborato alle ricerche di Schrijver e del suo team.

Secondo i ricercatori, nei prossimi anni gli astrofisici dovranno cambiare almeno in parte il loro modo di studiare il Sole. Il passaggio dallo studio di singole zone all’intera superficie del corpo celeste complicherà le ricerche, ma al tempo stesso permetterà di avere informazioni più accurate sul comportamento della nostra stella. L’immagine qui sotto, per esempio, è la rappresentazione delle principali interazioni magnetiche che si sono verificate sul Sole nel corso del grande brillamento di un intero emisfero registrata il primo di agosto.

Ogni lettera sulla mappa contraddistingue uno dei principali eventi collegati all’esplosione come la temporanea distorsione di un campo magnetico, la propagazione di una forte onda d’urto o l’emissione di gas nel corso di 180 ore dall’inizio dell’esplosione. L’immagine appare complessa, ma se si prova a seguire una delle linee bianche che formano il gomitolo immaginario intorno al Sole, si noterà che ogni evento è collegato a un altro. Si tratta di una prova molto importante per gli astrofisici, da tempo alla ricerca di riscontri effettivi sulla natura degli eventi solari e sui loro legami.