Chi comprerà la Roma?

Unicredit oggi ha inviato la documentazione sulla società a cinque potenziali acquirenti

Il favorito sembra il fondo arabo Aabar, ma c'è anche una cordata romana guidata da Angelucci

È iniziata oggi la fase decisiva che porterà presto al passaggio di proprietà della Roma. L’azionista di maggioranza della società giallorossa, Unicredit, e la banca d’affari Rotschild, advisor per la transizione, hanno inviato ai potenziali acquirenti la vendor due diligence della società. La vendor due diligence è un rapporto commissionato dal venditore ma stilato da organismi indipendenti, che fornisce una valutazioni adeguate e precise riguardo lo stato della società.

Nel caso della Roma, la parte contabile del rapporto è stata stilata da Deloitte & Touche, mentre della parte legale si sono occupati gli studi Grimaldi e Associati, e Carbonetti e Lovells. Nonostante Unicredit abbia ridotto a tre il numero di offerte ritenute credibili e affidabili, il rapporto è stato inviato a cinque potenziali acquirenti. I tre componenti della short list sarebbero il fondo sovrano arabo Aabar, un gruppo di investitori americani e l’imprenditore romano Angelucci. Gli altri due sarebbero Edoardo Longarini, imprenditore ed ex presidente della Ternana, e un gruppo di imprenditori russi.

Il fondo sovrano Aabar degli Emirati Arabi Uniti è probabilmente il sogno dei tifosi romanisti: disponibilità economiche illimitate, promesse di campagne acquisti sullo stile di quelle del Manchester City, capacità di investimenti a lungo termine anche fuori dal campo e una relativa esperienza nella gestione degli investimenti sportivi. Del gruppo americano non si sa molto: solo che sarebbe una cordata di vari imprenditori con interessi già consolidati nello sport professionistico. Di Angelucci, invece, si sa tutto: editore di Libero e del Riformista, grossi interessi nella sanità laziale e romana: sarebbe l’acquirente preferito dalla politica e forse anche dall’amministrazione comunale nonché dalle altre squadre di serie A, che vedrebbero con favore l’arrivo di acquirenti ricchi sì ma non esageratamente ricchi come arabi o americani. Ancora più misteriose gli ultimi due potenziali acquirenti. Nel caso di Longarini il mistero non è rappresentato dalla sua persona, di cui si sa quasi tutto, bensì dal suo interesse nella Roma: da presidente della Ternana, infatti, l’architetto e imprenditore soprannominato “Al Cafone” non brillò per doti amministrative e strategiche. Il gruppo russo è un gruppo russo, nel senso che non si sa molto di più: anche qui i tifosi sognano facoltosi imprenditori alla Abramovich, ma se ne sa davvero molto poco. Secondo i principali quotidiani finanziari, Unicredit avrebbe intenzione di individuare l’aquirente entro la fine dell’anno, per poi concludere la vendita della Roma entro la fine di questa stagione sportiva.

La vendita della società potrebbe essere paradossalmente rallentata dagli ottimi risultati ottenuti dalla Roma in questa parte iniziale della stagione, che hanno fatto salire il valore delle sue azioni e costretto quindi i potenziali acquirenti a stanziare una cifra più alta. La cifra di acquisto, comunque, non dovrebbe superare i 200 milioni di euro. Qualche anno fa i Sensi rifiutarono un’offerta da quasi 300 milioni ricevuta da George Soros. E la società è in salute, oltre che dal punto di vista tecnico e sportivo, anche dal punto di vista economico: i debiti che hanno costretto i Sensi alla cessione erano quelli della controllante, Italpetroli. Per questo, come diceva quest’estate la Gazzetta dello Sport, l’acquisto della Roma rimane un affare.

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

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