Obama si è perso internet

Il patrimonio di consensi e iniziative online del 2008 è andato perduto, secondo Newsweek

"In appena due anni, il movimento delle "truppe online" a favore di Obama è collassato più velocemente della bolla speculativa della new economy"

Daniel Lyons, il discusso e popolare esperto di tecnologia di Newsweek, si occupa sul questa settimana delle elezioni di metà mandato e si interroga sul risultato deludente dei Democratici: a detta sua, condizionato anche dal mancato successo della campagna elettorale online di Obama. Secondo Lyons, questa volta sono stati i Repubblicani a sfruttare meglio le potenzialità della Rete per farsi propaganda, mentre i Democratici sarebbero rimasti fermi al palo, incapaci di replicare il successo della campagna elettorale del 2008, che fece immaginare un profondo cambiamento nel modo di fare politica e di creare consenso.

In appena due anni, il movimento delle “truppe online” a favore di Obama è collassato più velocemente della bolla speculativa della new economy. Basta guardare il volume di traffico che il team del sito web di Obama ha creato nel corso della campagna elettorale del 2008, BarackObama.com. Nel mese di ottobre 2008 il sito ha registrato 8,5 milioni di visitatori unici negli Stati Uniti. Ma lo scorso settembre, il traffico è precipitato a 664mila, stando a ComScore, una società di ricerca di Internet. Il social network My.BarackObama.com – dove milioni di persone si sono ritrovate e hanno formato migliaia di piccole reti come “Madri single per Obama” e “Pompieri per Obama” – ha fatto registrare una riduzione di traffico dai 4,2 milioni del settembre 2008 ai 549mila del settembre 2010, riferisce ComScore.

A supporto della propria teoria sul flop dei Democratici online nel 2010, Lyons riprende le osservazioni di Don Tapscott, un esperto di Rete autore del nuovo libro “Macro-wikinomics: Rebooting Business and the World“, secondo il quale Obama sarebbe stato in grado di cambiare il modo in cui si viene eletti, ma non le modalità in cui le amministrazioni poi governano. Il presidente avrebbe soprattutto perso il sostegno dei giovani, di coloro che più si sono spesi online nel 2008 per diffondere il programma di Obama e spingere per la sua campagna elettorale.

Questa tesi è condivisa dai ricercatori dell’Harvard Institute of Politics, che hanno riscontrato una distanza dall’attuale amministrazione dei ragazzi tra i 18 e i 29 anni. La loro partecipazione nel 2008 è stata alta, ma non ha avuto un seguito nel corso dei primi due anni dell’amministrazione Obama. Il livello di coinvolgimento si è progressivamente ridotto, anche a causa delle poche opportunità offerte a chi aveva creato le community di farsi sentire e di condividere le proprie idee con il governo.

Forse il problema è che Obama non è riuscito a portare online qualcosa che gli attivisti si attendevano. Quando abbiamo scritto il nostro articolo due anni fa, abbiamo citato un sito web chiamato Change.org, dove le persone potevano votare le cose che Obama avrebbe dovuto fare; la proposta di principale successo dell’epoca era “Chiudere la prigione di Guantanamo”. Non è successo. Obama non ha poi abolito il “don’t ask, don’t tell”, non ha dato il via alla legalizzazione della marijuana, o al sostegno per il matrimonio tra omosessuali, o l’uso di Internet per creare un governo più trasparente: problemi dei quali le “truppe online” si interessano. E ha scelto un’escalation della guerra in Afghanistan.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.