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  • giovedì 30 Settembre 2010

La polizia si ribella in Ecuador

I poliziotti hanno occupato l'aeroporto di Quito e protestano contro una legge che li priverà di alcuni privilegi

Aggiornamento del 1 ottobre, 6.55 ora italiana: un blitz dell’esercito ha liberato il presidente Rafael Correa dall’ospedale in cui era rimasto assediato dai poliziotti insorti dopo essere stato ricoverato per una ferita riportata durante gli scontri. Tornato al Palazzo Presidenziale, Correa ha parlato dal balcone dicendo che tutti i responsabili saranno puniti: «nessuno sarà perdonato».

23,21: il ministro Doris Soliz conferma che il governo dell’Ecuador non assumerà alcuna decisione fino a quando il capo dell’esecutivo non sarà tornato al palazzo del governo.

22,39: il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha diffuso un comunicato per esprimere pieno sostegno a Correa auspicando un rapido ritorno alla normalità in Ecuador.

22,16: Juan Manuel Santos, il presidente della Colombia, ha diffuso un comunicato per esprimere solidarietà nei confronti di Correa per quello che sembra essere un “tentato colpo di stato”. Santos ha anche richiesto un intervento della UNASUD, l’Unione delle Nazioni Sudamericane.

22,07: alcuni sostenitori di Correa hanno raggiunto l’ospedale, vi sono stati momenti di tensione con i poliziotti ribelli. Secondo i sostenitori, Correa sarebbe di fatto ostaggio all’interno della clinica.

22,02: la cronaca degli eventi non è ancora molto chiara, secondo Hugo Chavez il presidente ecuadoriano Correa sarebbe trattenuto in ospedale contro la propria volontà, riferisce Reuters.

22,01: Hugo Chavez invia un messaggio di solidarietà a Correa, sempre su Twitter.

21,56: anche Ultimas Noticias ha pubblicato alcune immagini degli scontri.

21,45: BBC News ha raccolto una prima serie di immagini degli scontri tra poliziotti ribelli e autorità, nelle immagini è visibile anche il presidente Correa tra i manifestanti.

21,23: il direttore dell’ospedale: “el señor presidente está en óptimas condiciones”. A quanto pare una folla si sta dirigendo all’ospedale per manifestare il suo sostegno a Correa.

21,12: la Presidenza della Repubblica ha dichiarato lo stato d’emergenza, su Twitter.

21,10: il presidente peruviano ha ordinato la chiusura dei confini con l’Ecuador. Ci sono stati disordini anche a Guayaquil.

Aggiornamento 20,16 ora italiana: il presidente Correa è stato portato in ospedale, forse colpito da una bottiglia, forse stordito dai lacrimogeni. “È un colpo di Stato”, avrebbe detto.

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«Se volete uccidermi sono qui. Sparatemi!». Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha deciso di affrontare così i numerosi poliziotti del paese che nelle ultime ore hanno deciso di occupare l’aeroporto della capitale Quito per protestare contro una nuova legge che, a loro modo di vedere, eliminerà alcuni privilegi per le forze dell’ordine. Stando alle prime informazioni raccolte dall’Associated Press, centinaia di soldati e poliziotti hanno occupato l’aeroporto e bloccato la principale autostrada di accesso alla capitale dell’Ecuador.

Altri edifici pubblici, come le caserme, sono state prese d’assalto dai manifestanti in molte aree del paese. Per tenere lontane le autorità che non partecipano alla rivolta e che stanno cercando di riportare l’ordine, i poliziotti ribelli hanno lanciato lacrimogeni e hanno dato fuoco ad alcuni copertoni. Al momento non ci sono notizie di feriti gravi e nemmeno di tentativi di rovesciare l’attuale governo.

Il presidente Correa ha cercato di avvicinarsi ad alcuni manifestanti, ma è stato zittito dalle urla di protesta dei poliziotti ribelli. Correa ha definito i manifestanti «una massa di banditi ingrati», ricordando come il governo abbia cercato di proteggere tutti i diritti degli agenti nella nuova legge. Secondo alcune fonti, il presidente sarebbe poi stato colpito da una bottiglia lanciata dai manifestanti e sarebbe stato ricoverato per alcuni accertamenti.

I poliziotti ribelli sono contro la legge discussa dal parlamento ieri che dovrebbe limitare fortemente l’emissione di bonus e riconoscimenti per i poliziotti che fanno carriera e ottengono promozioni. Il periodo tra una promozione e l’altra dovrebbe essere inoltre esteso, passando dagli attuali cinque anni a sette. La legge non è stata ancora pubblicata e dunque non ha ancora effetto, ma il presidente ha ribadito la volontà di proseguire con le nuove norme nonostante le manifestazioni di protesta in tutto il paese.