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  • giovedì 23 settembre 2010

Tra Cina e Giappone ogni giorno va peggio

La Cina interrompe le esportazioni verso il Giappone dei minerali rari

I due paesi sono entrati in conflitto dopo l'arresto di un capitano cinese a largo delle isole Senkaku

Aggiornamento delle 12:21

Il ministro del Commercio cinese, Chen Rongkai, smentisce la notizia diffusa oggi dal New York Times secondo la quale la Cina avrebbe interrotto tutte le esportazioni dei minerali rari verso il Giappone. «Non so da dove abbiano ottenuto questa informazione», ha detto «noi non abbiamo mai preso una decisione di questo tipo».

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Dopo l’intervento di ieri del premier cinese Wen Jiabao, oggi la Cina ha deciso di interrompere tutte le esportazioni verso il Giappone dei minerali rari. Jiabao aveva chiesto la liberazione immediata del capitano di una nave cinese arrestato il sette settembre nelle acque nei pressi delle isole Senkaku, e aveva minacciato genericamente «ripercussioni» se la sua richiesta non fosse stata accolta.

Oggi è arrivata la notizia dello stop alle esportazioni di tutti quei minerali rari che abitualmente il Giappone compra dalla Cina per rifornire la sua industria tecnologica, soprattutto quella automobilistica. Alcuni di questi minerali infatti – ad esempio il neodymium di Baotou – sono usati per la produzione di automobili ibride come la Toyota Prius.

La Cina estrae il 93 per cento dei minerali rari presenti sulla Terra e più del 99 per cento di quelli più pregiati. Il Giappone è il principale esportatore di minerali rari dalla Cina e il divieto avrà inevitabilmente delle ripercussioni per la sua produzione industriale. Un rappresentante del ministero degli esteri giapponese ha detto che il governo non ha ricevuto nessuna comunicazione ufficiale da parte della Cina. La decisione avrà molto probabilmente ripercussioni anche sulla più vasta scala dei rapporti con gli Stati Uniti, che dal Giappone acquistano tutti quei componenti elettronici fatti anche di minerali rari che servono per l’industria informatica e militare.

Il conflitto tra Cina e Giappone è iniziato lo scorso sette settembre, quando Il capitano della nave Zhan Qixiong era stato arrestato per aver causato la collisione con due imbarcazioni della guardia costiera del Giappone. Le Isole Senkaku sono un insieme di isole non abitate appartenenti al Giappone, ma reclamate da tempo dalla Cina e da Taiwan. Il capitano si sarebbe rifiutato di allontanarsi dalle acque contese come richiesto dalla guardia costiera giapponese e avrebbe quindi costretto le autorità marittime a procedere per bloccare l’imbarcazione. Qixiong ha 41 anni e rischia ora di passarne tre in carcere con l’accusa di aver opposto resistenza alle autorità marittime giapponesi.

Le isole Senkaku sono oggetto di una disputa territoriale che dura da oltre un secolo. Dopo la prima guerra sino-giapponese, la Cina cedette al Giappone l’isola di Formosa (Taiwan) e tutte le altre isole appartenenti alla stessa Formosa. Non fu mai chiaro se le Senkaku facessero effettivamente parte di Taiwan e dunque dovessero finire sotto il controllo giapponese.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale al 1972 le isole furono controllate dagli Stati Uniti, che avevano occupato Okinawa. Quando gli statunitensi abbandonarono i territori occupati, sia la Cina che Taiwan richiesero di riottenere la sovranità sulle isole. Le ragioni della contesa, che continua ancora oggi, sono principalmente di natura economica. Le acque intorno alle isole Senkaku sono molto pescose e potrebbero anche nascondere altre risorse, come gas naturale e petrolio.