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  • martedì 31 Agosto 2010

Il Canada, nuova potenza artica

Un quinto delle risorse petrolifere mondiali non ancora scoperte sono nell'Artico, e il Canada – come diversi altri Stati – sta muovendosi seriamente per rivendicarle

Una conseguenza del riscaldamento globale, e in particolare dello scioglimento dei ghiacci, è che i territori dell’Artico stanno diventando maggiormente navigabili rendendo queste acque appetibili e importanti per gli Stati che hanno una parte del loro territorio nei pressi del Polo Nord.

Ultimamente si sta dando particolarmente da fare il Canada, come racconta il Wall Street Journal: ieri ha annunciato il fallimento di una spedizione per recuperare i resti di due navi britanniche scomparse 150 anni fa nella ricerca del leggendario Passaggio a Nordovest, una mossa che che non aveva solamente una rilevanza storica, ma era anche manovra in uno scenario geopolitico più grande, legittimando le ambizioni canadesi di occuparsi dell’area. Dimostrare che il Canada, o comunque la potenza che a quel tempo lo dominava, si era interessata all’esplorazione del Passaggio prima di qualunque altra nazione rafforzerebbe le rivendicazioni canadesi.

La mappa della regione artica, generalmente definita dai territori con una temperatura massima annuale inferiore ai 10 gradi

Oltre alle spedizioni e alle visite ufficiali, il Canada ha fatto diverse esercitazioni militari nell’area, sia sottomarine che di terra, e ha annunciato di aver intercettato diversi aerei russi che lambiscono i propri confini. In effetti, come si vede nella mappa qui accanto (che si ingrandisce con un click) il Canada è – assieme alla Groenlandia, amministrata dalla Danimarca – lo Stato i cui territori si spingono di più verso il Polo Nord.

Proprio Canada e Danimarca, assieme agli USA stanno lavorando per risolvere le proprie dispute territoriali: questo mese il ministro degli esteri canadese Lawrence Cannon ha presentato il primo piano del Canada sulla politica estera nell’Artico, che mira a definire dei confini chiari.

Lo scioglimento dei ghiacci sta liberando anticipatamente l’accesso alle risorse minerarie presenti nell’Artico, e le manovre sopra descritte ne sono la diretta conseguenza: una stima americana del 2008 ha calcolato che più di un quinto delle risorse petrolifere e di gas non ancora scoperte si trovano nei dintorni del Circolo polare artico. Lo stesso Canada sta conducendo uno studio, i cui risultati si sapranno nel 2013, dal costo di 100 milioni di dollari canadesi (75 milioni di euro) per appurare l’entità di queste riserve.

Ken Coates, professore specializzato nella storia del nord del Canada e preside delle facoltà umanistica dell’Università di Waterloo, in Ontario, dice che il «Canada e molti altri stanno dicendo che chiunque riesca a prendere il controllo dell’Artico potrebbe diventare la prossima Arabia Saudita».

Un’altra questione di notevole rilevanza internazionale è il possesso – o più precisamente la giurisdizione – del Passaggio a Nordovest, ovvero il percorso fra 36 mila isole del Mare Artico Canadese che permette di circumnavigare il Nord America: si stima che nel giro di dieci anni lo scioglimento dei ghiacci potrebbe rendere il tragitto navigabile per il trasporto marino transoceanico. Gli Stati Uniti considerano il Passaggio come area d’interesse internazionale, mentre il Canada le considera proprie acque territoriali e vorrebbe poter decidere di concedere o meno l’autorizzazione al transito.