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  • mercoledì 21 luglio 2010

Quel che resta dei Ceausescu

I corpi dell'ex dittatore rumeno e di sua moglie verranno sottoposti al test del DNA

Non esistono documenti della loro sepoltura, avvenuta in seguito alla loro esecuzione

I cadaveri dell’ex dittatore rumeno Nicolae Ceausescu e di sua moglie Elena sono stati riesumati oggi per poterne prelevare delle tracce di DNA e stabilirne così l’identità. Era presente Mircea Opran, il genero di Ceausescu, che a Realitatea TV ha dichiarato di aver riconosciuto i vestiti dei due intorno alle ossa rimaste: il cappello di pelle di pecora e i pantaloni con i tre fori di proiettile che Ceausescu indossava al momento dell’esecuzione, avvenuta il giorno di Natale dell’89.

Nicolae Ceausescu fu dittatore della Romania dal 1965 fino al 1989. Segretario generale del partito comunista rumeno, la sua dittatura fu segnata da un intenso culto della personalità. Si autointitolò “Condottiero” e “Genio dei Carpazi”, facendosi costruire uno scettro simile a quello dei Re di Romania precedenti alla Repubblica. Il pittore Salvador Dalì, affascinato da questi eccessi, gli scrisse una lettera di complimenti — evidentemente ironica — che venne comunque pubblicata dal giornale ufficiale del Partito Comunista. Per accentrare il potere su di sé ed evitare tradimenti come quello del Generale Pacepa, che fuggì negli Stati Uniti pubblicando un libro con i retroscena della dittatura, Ceausescu diede molti degli incarichi più importanti di governo a persone vicine, compresa sua moglie.

Nell’ultimo anno della sua dittatura Ceausescu perse potere e si ritrovò sempre più isolato, in parte abbandonato anche dal Partito Comunista. Nel dicembre dell’89, nell’ambito delle rivoluzioni che sancirono la fine dei paesi comunisti europei,  scoppiò un’insurrezione violenta — ufficialmente spontanea, secondo alcuni incentivata da generali a lui vicini — a Bucarest e a Timisoara, che culminò il 21 dicembre in un raduno di massa in quella che in seguito fu rinominata Piazza della Rivoluzione. Il giorno seguente la rivoluzione arrivò in tutte le città della Romania e, con il palazzo sotto assedio, la coppia Ceausescu scappò in elicottero. I due, dopo una rocambolesca fuga in automobile nelle campagne rumene, vennero arrestati dalla polizia che lì consegnò all’esercito. Furono condannati a morte il 25 dicembre con l’accusa di genocidio per la repressione della rivoluzione e per essersi arricchiti nel ridurre la popolazione in povertà. Il plotone sparò oltre 100 colpi ai coniugi e le immagini dei loro cadaveri, insieme a quelle del processo, vennero mandate in diretta nazionale sia il giorno dopo che nel giorno di Natale degli anni successivi.

Secondo le dichiarazioni ufficiali i due cadaveri vennero seppeliti in due tombe separate nel carcere di Ghencea a Bucarest. Ma a causa della concitazione di quelle ore non esistono documenti che provino che i due corpi siano effettivamente quelli di Ceausescu e della moglie. È per questo motivo che diversi rumeni, compresi i tre figli del dittatore, hanno messo in dubbio l’identità dei cadaveri. Un dubbio che verrà confermato o dissolto dalle rilevazioni del DNA che verranno effettuate nei prossimi giorni, risultato di una richiesta avanzata prima dalla figlia nel 2005 poi, dopo la morte della donna, portate avanti dal 62enne Valentin, l’unico dei tre figli di Ceausescu rimasto ancora vita.

«Siamo vicini a scoprire la verità,» ha dichiarato Valentin.

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