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  • venerdì 9 Luglio 2010

L’uomo che rubò la vita di Juan Perón

Repubblica, 16 settembre 2006

di Giovanni Maria Bellu

Il Post partecipa allo sciopero deciso dalla Federazione della Stampa e dalla Federazione degli Editori di Giornali per esprimere la propria ostilità al progetto di legge sulle intercettazioni proposto dal Governo, e quindi oggi non aggiorneremo il sito e non seguiremo l’attualità. Avremmo preferito iniziative di protesta più costruttive ed esemplari, ma le proposte in tal senso non sono state accolte e aderiamo quindi alla decisione presa. E offriamo ai lettori, al posto degli aggiornamenti, una scelta libera di articoli pubblicati sulla stampa negli anni passati, per parlare di buon giornalismo e perché uno sciopero non sia solo un’assenza.

Tutto cominciò nel Duemila in un caffè di Trastevere, quando Piero Salerno, giovane impiegato nuorese, conobbe la giornalista freelance Faustina Hanglin. «Sono argentina», disse lei. «Ah, come mio zio: Juan Domingo Perón». Faustina scoppiò a ridere. Piero no, c’era abituato. Le spiegò che quella storia in Sardegna circolava da mezzo secolo, che erano stati scritti due libri e parecchi articoli. Diceva che Juan Perón non era altro che Giovanni Piras, nato a Mamoiada, un paese a quindici chilometri da Nuoro, il 26 marzo del 1891, da Antonio Piras e Marianna Massidda, ed emigrato in Argentina, assieme ad altri diciotto compaesani, nell’estate del 1909. Ma, mentre tutti gli altri nel tempo erano rientrati, Giovanni era scomparso. Improvvisamente. Nei primi anni, e fino al 1920, aveva scritto regolarmente ai familiari e aveva anche inviato del denaro. Poi il silenzio. (segue)

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