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  • venerdì 9 Luglio 2010

Alberto non perveniva

di Giacomo Papi

Il Post partecipa allo sciopero deciso dalla Federazione della Stampa e dalla Federazione degli Editori di Giornali per esprimere la propria ostilità al progetto di legge sulle intercettazioni proposto dal Governo, e quindi oggi non aggiorneremo il sito e non seguiremo l’attualità. Avremmo preferito iniziative di protesta più costruttive ed esemplari, ma le proposte in tal senso non sono state accolte e aderiamo quindi alla decisione presa. E offriamo ai lettori, al posto degli aggiornamenti, una scelta libera di articoli pubblicati sulla stampa negli anni passati, per parlare di buon giornalismo e perché uno sciopero non sia solo un’assenza.

C’era una volta un re taciturno che prese in moglie la donna più bella e meno intrigante del mondo. Il regno si chiamava “Principato di Monaco” e stava dalle parti del sud della Francia. Un giorno, sentendosi sminuito dalle dimensioni delle sue terre, il sovrano decise di renderle il più ricche possibile. E poiché i suoi sudditi erano i più pigri del mondo, rinunciò a farli lavorare, ma importò direttamente i ricchi. Vennero a sciami cantanti lirici obesi e cantantesse equiparabili, tennisti biondi, finanzieri bancarottieri e piloti di Formula Uno. Nel regno del re taciturno, le tasse non c’erano, tutto era lindo e si mangiavano gelati deliziosi. E poi c’era la brillante trovata dei servi: spazzini, donne delle pulizie e fognaioli giungevano nel principato soltanto di notte, quando i ricchi dormivano, e se ne ripartivano all’alba, quando dormivano ancora. Al risveglio sembrava la casa di Barbie e di Ken.
Era il 18 aprile 1956 quando Sua Altezza Serenissima Ranieri di Monaco convolò a nozze. La sposa aveva capelli biondi e un nasino così all’insù che pareva cercasse la luna. Indossava un velo bianco. Lo sposalizio fu fotografato, ammirato e invidiato in tutto il mondo. Sembrava una fiaba. Poi vennero i figli. Poi vennero i principi. E tutto cambiò. (segue)