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Informazione online e querele: la storia del Legno storto

I pareri in rete sulle richieste di risarcimento presentate dai giudici Davigo e Palamara

di Pietro Salvatori

C’è una questione di informazione libera o regolata che è stata assai dibattuta in rete in questi giorni: e riapre l’eterna discussione sulle regole della rete e sull’applicazione di legge e norme nel nuovo mondo dei contenuti online. Il Legno Storto è un sito di informazione con simpatie per il centrodestra a metà tra un blog ed un aggregatore di articoli esterni. Vi si possono leggere, tra gli ultimi, pezzi di Oscar Giannino, Mario Sechi, Luigi Amicone, Carlo Panella. Il Legno Storto è iscritto anche al network di blog vicini al centrodestra Tocqueville.

Il 2 luglio due degli autori de Il legno storto pubblicano in evidenza una “Lettera da diffondere”. Vi si spiega che il blog ha scoperto da un articolo su Repubblica che è stato aperto un fascicolo dalla Procura di Roma per le minacce che avrebbe rivolto a Luca Palamara, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’articolo a cui ci si riferisce, pubblicato il 28 gennaio del 2010 a firma di Bartolomeo Di Monaco, è effettivamente poco generoso nei confronti di Palamara, a cominciare dall’incipit:

“Lo confesso: a vederlo e a sentirlo parlare, quel Luca Palamara, il presidente cioè dell’Anm, dà una sensazione sgradevole. Ha una espressione troppo furba per potergli credere. Dovessi stipulare un accordo con lui, mi farei assistere (avendone i mezzi, e non li ho) dai migliori specialisti internazionali. E non sarei sicuro lo stesso”.

Palamara viene criticato in particolar modo per la decisione dell’Anm di uscire dalla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario nel momento in cui i rappresentanti del governo prendevano la parola.

Ma Palamara non è l’unico ad aver agito per vie legali contro Il legno storto. Tra gli altri ci sarebbero anche il sindaco di Montalto di Castro del Partito Democratico, Salvatore Carai, che ha querelato per diffamazione il blog per un articolo del 27 ottobre 2009 a firma di Sergio Bagnoli, e Piercamillo Davigo, attualmente consigliere della Corte di Cassazione, già membro negli anni ’90 del pool di Mani Pulite. Davigo chiederebbe al sito un risarcimento di 100.000 euro per diffamazione a mezzo stampa. L’articolo che lo riguarda risale al 21 giugno 2009. Lo firma Vittorio Zingales. L’argomento è Tangentopoli. L’autore sostiene senza mezzi termini che nel 1992 in Italia si è perpetrato un colpo di Stato da parte dell’”inquisizione rosso-togata”. Una rivoluzione, secondo l’autore, perpetrata da presunti “poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani”, perchè “è chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio, ecc, non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe”. L’articolo (lunghissimo) continua sullo stesso tenore, non nominando più esplicitamente Davigo, ma ponendo sotto accusa il lavoro dell’intero pool.

Il 3 luglio, il giorno successivo alla pubblicazione dell’appello su Il legno storto, ad occuparsi della vicenda è Marcello Foa, inviato de Il Giornale con un post del suo Il cuore del mondo:

“La mia impressione è che le richieste dei due magistrati siano sproporzionate rispetto alle offese. Una richiesta di rettifica, anche energica, sarebbe stata più che sufficiente. Ma i magistrati hanno preferito querelare. E Il Legno Storto si trova con l’acqua alla gola”

Lunedì 5, il caso arriva all’attenzione di Alessandro Gilioli dell’Espresso, che lo segnala nel suo seguitissimo blog Piovono Rane.

“Come qui si è più volte scritto, la questione della diffamazione nei blog è abbastanza complessa: da un lato c’è l’esigenza che ognuno si assuma sempre le responsabilità di quello che scrive, dall’altro però c’è l’indubbio dato di fatto che i blog non dispongono dei mezzi economici propri degli editori, quindi basta una sola causa persa in tribunale per fargli chiudere bottega.
E meno voci plurali ci sono in un paese, peggio è per tutta la società.
Per questo io ritengo che chiedere mega risarcimenti in denaro ai blog come se fossero giornali sia una pessima idea”

Non tutti i suoi lettori, a giudicare dai commenti al post, condividono il pensiero di Gilioli.
Dello stesso avviso di Gilioli è invece un altro popolare blogger (e collaboratore del Post), Massimo Mantellini, che dopo poche ore riprende il post di Gilioli. Dice Mantellini, voltairianamente:

“Ho letto i tre fastidiosi articoli di Legno Storto (loro li definiscono “duri”) che hanno generato le querele di Davigo, Palamara e Carai e certo non mi illudo che nessuno di costoro (che sono persone pubbliche per le quali la scala comunicativa dovrebbe avere un valore diverso da quella della signora Pina, 2° piano interno 4) decida di darmi retta. Quello che so è che se fossero persone che apprezzano (come me) la libertà di opinione che Internet ha così improvvisamente elevato quelle querele dovrebbero rimetterle”

In serata ha chiosato Christian Rocca del Sole24Ore, dal suo Camillo:

“I post incriminati, condivisibili o no, non sembrano diffamatori. Questo da quelli che straparlano di bavaglio alla libera informazione”

Intanto Il legno storto ha rivolto un appello ai lettori più affezionati per aiutarli nel sostenere le spese legali che dovranno affrontare.