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La digestione del pitone

Un team di ricerca ha fatto una TAC e una risonanza a un pitone per studiare la digestione delle prede che ingoia per intere

di Emanuele Menietti

Un gruppo di ricercatori ha sfruttato le tecnologie più recenti per la diagnostica per immagini realizzando una sorprendente ripresa interna di un pitone intento a digerire un topo. Il serpente ci ha messo molto poco per far un solo boccone del roditore, mentre per digerirlo interamente ha impiegato ben 132 ore. Le analisi condotte dal team di ricerca della Aarhus University (Danimarca) hanno consentito di scoprire numerosi particolari sulla digestione dei pitoni, noti per ingoiare per intere le loro prede.

I ricercatori hanno dato a un Python molurus bivittatus, per gli amici pitone delle rocce birmano, da 5 Kg un ratto da divorare e a un’ora dal lauto pasto lo hanno anestetizzato per svolgere le loro analisi. L’animale è stato sottoposto a una serie di tomografie computerizzate (TAC) per riprodurre tridimensionalmente al computer l’organismo del serpente. Effettuando una risonanza magnetica, il gruppo di ricerca ha anche studiato gli organi interni del pitone e la loro disposizione nel corso della digestione del suo pasto. Per mettere maggiormente in evidenza gli organi dell’animale, i ricercatori hanno anche utilizzato alcuni liquidi di contrasto.
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Le immagini realizzate al computer hanno consentito di visualizzare la progressiva scomparsa del corpo del topo, digerito dal pitone. Durante la digestione, l’intestino del rettile si è sensibilmente espanso, mentre la cistifellea (il piccolo sacchetto che contiene la bile per facilitare i processi digestivi) si è contratta rilasciando la bile e il cuore ha aumentato il proprio volume di circa un quarto per aumentare la circolazione sanguigna.

Digerire una preda per intero impegna l’organismo del pitone per molti giorni, da qui la necessità di accrescere la quantità di sangue verso l’apparato digerente. «Si tratta di un predatore che si ferma e aspetta. Resta a digiuno per mesi e poi si concede un pasto molto grande. Può mangiare l’equivalente del 50% del peso del proprio corpo, e per ricavare le energie dal suo pasto, deve riavviare il proprio intestino molto rapidamente» spiega alla BBC Henrik Lauridsen, uno dei ricercatori coinvolti nell’esperimento.

Secondo i ricercatori, il sistema basato sulle analisi con TAC e risonanze magnetiche restituisce informazioni maggiormente accurate rispetto alle dissezioni. Oltre a dover uccidere le cavie utilizzate negli esperimenti, sezionare gli animali comporta un intervento diretto sugli stessi che in alcuni casi può falsare gli esiti delle analisi e delle osservazioni. La diagnostica per immagini, invece, consente di analizzare un intero processo, come quello digestivo di un pitone, nei suoi vari stadi senza dover sacrificare un alto numero di animali per avere risultati coerenti e omogenei. E il sistema sembra funzionare molto bene: analisi simili sono state condotte dal medesimo team di ricerca su rane, alligatori e tartarughe.