Com’è andata la storia della Nutella

La "guerra alla Nutella" del parlamento europeo è stata un tantino sopravvalutata dai media

Le spiegazioni di Petrini e Domenici

La sensazione che ci fosse qualche eccesso nel modo in cui la stampa nazionale unita e fiera si è lanciata in un patriottico sdegno nei confronti della norma votata al parlamento europeo “contro la Nutella”, è stata abbastanza immediata. Mancavano molti dettagli, nessuna interpretazione delle ragioni di quella norma, e pareva che la voglia di scrivere dei gran pezzi sulla Nutella piuttosto che sulle alleanze diplomatiche in seno al parlamento avesse un po’ preso la mano. E poi si poteva citare Nanni Moretti, mostrare lui nel film, e battersi da italiani nei giorni in cui gli orgogli nazionali pativano in Sudafrica.

Il primo a cercare di fare breccia nell’allarmismo della Ferrero benevolmente fatto proprio dai media è stato Carlo Petrini di Slow Food, su Repubblica:

Si tranquillizzino il Nanni Moretti di “Bianca”, Walter Veltroni e tutti gli altri nutelliani d’Italia. La Nutella non diventerà mai fuorilegge. Sono sicuro che non me ne avrà il vicepresidente del Gruppo Ferrero, Francesco Paolo Fulci, che ieri ha lanciato l’allarme dopo il voto del Parlamento Europeo sull’etichettatura dei prodotti dell’industria alimentare.

Non è servito a molto, anche perchè il suo articolo è stato titolato comunque “La Ue dichiara guerra al mito della Nutella”. Ma Petrini sosteneva il contrario.

Vorrei ricordare al manager dolciario un motto che in Piemonte abbiamo elevato a filosofia di vita: “Esageruma nen”, non esageriamo. La sua dichiarazione è esagerata e inverosimile. Anzi, tradisce un sorprendente disappunto per quella che alla fine, per l’industria alimentare europea, ieri è stata una vittoria. Il Parlamento Ue, infatti, ha bocciato la cosiddetta “etichettatura a semaforo”, che molto intuitivamente avrebbe messo in guardia i consumatori sulle quantità di grassi saturi, sale e zuccheri presenti nei prodotti. È passato invece il principio del “miglior profilo nutrizionale”, che ci costringe a fare controlli incrociati e calcoli tra le quantità riportate nelle tabelle nutrizionali ideali e la lista d’ingredienti. Non è un caso che le lobbies si siano mobilitate come non mai. Hanno ottenuto ciò che volevano: la solita difficile leggibilità delle etichette.

Ma insomma, qualcuno uno sforzo di moderazione della balla per cui “la UE vuole abbattere la nostra amata Nutella” lo aveva fatto, anche se la balla ha continuato a prevalere nei giorni successivi. Poi stamattina Michelangelo Fani ne ha scritto con toni delusi su Dissapore, cercando anche lui di fare un po’ ordine.

Giovedì scorso l’Unione Europea approva una nuova disciplina sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari. All’inizio, la notizia, rimbalzata su numerose testate, viene del tutto distorta, servono delle ore per capire che la nuova disciplina, così approvata, scalza una ancor più assurda normativa che prevedeva semaforini rossi, gialli o verdi, in funzione del contenuto percentuale dei grassi di ogni alimento. Un’apotesi dell’ignoranza alimentare che avrebbe danneggiato ancora una volta, guarda caso, molti prodotti italiani: uno su tutti il Parmigiano Reggiano. Scampato il pericolo, ora si tratta di inserire in etichetta un ampliamento delle informazioni contenute nei profili nutrizionali riguardo a ”proteine, carboidrati, fibre, grassi artificiali.” E fin qui niente di male, più informazioni non fanno male a nessuno.

Intanto, l’onorevole Domenici del PD aveva provato a spiegare attraverso fumosi meccanismi di alleanze politiche il perché del suo voto decisivo “contro la Nutella”.

«Il caso Nutella nasce in questo modo. Si votava, nel Parlamento europeo, la revisione del regolamento nel settore agro-alimentare. C’era la proposta di sopprimere un articolo che prevede: dettaglio dei “profili nutrizionali” sulle etichette e divieto di promuovere come ‘salutisti’ prodotti che non ne hanno le caratteristiche. Il gruppo di cui il Pd fa parte, l’Alleanza dei socialisti e dei democratici europei, ha scelto di votare contro la soppressione. Ma pochi minuti prima del voto è arrivata l’indicazione scritta della delegazione Pd che diceva il contrario: votare a favore, soppressione dei divieti»

Poi stamattina sul Riformista, il pensiero e le ragioni di Domenici sono chiarite meglio.

«Vorrei rispondere a Borghezio che mi incolpa, con parole che uccidono la politica, di lavorare per le grandi lobby del Nord Europa e di non avere un interesse nazionale: io, caro Borghezio, non lavoro per alcuna lobby, mi preoccupo solo di tutelare i consumatori. Di fronte a un emendamento che avrebbe abrogato l’articolo 4 del regolamento sulla cosiddetta “etichettatura dei profili nutrizionali”, abbiamo dato voto contrario. L’emendamento era nell’interesse delle lobby alimentari: infatti l’articolo 4 vieta di attribuire ai prodotti alimentari particolari benefici per la salute se non sono basati sull’evidenza scientifica»

E infine spiega Domenici:

«Tanto clamore per nulla. Non è vero che impediamo alla Nutella di fare la pubblicità, al massimo la obblighiamo a non dire che il prodotto fa bene alla salute: non me ne voglia il mio amico e cuoco della Nazionale Claudio Silvestri che la consiglia a tutti gli azzurri.Io sono un ghiottissimo consumatore, ma trovo assurdo che sull’etichetta leggo che “garantisce il corretto apporto calorico in modo completo ed equilibrato e offre tutta la bontà per iniziare bene la giornata”»

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