• Politica
  • Questo articolo ha più di dodici anni

Bersani su internet delude

I commenti in rete all'intervento del segretario al convegno "PD digitale" vanno dallo scorato al sarcastico

Il primo attacco è Sandro Gilioli, giornalista dell’Espresso spesso critico nei confronti del Partito Democratico, ma di certo competente sulle cose della rete.  La giornata dedicata dal Pd alla rete e alla banda larga, intitolata “PD digitale” è stata apprezzata da molti dei partecipanti, e anche dallo stesso Gilioli, che l’ha definita “un bel convegno”. Il problema, però, è stato l’intervento di Pierluigi Bersani.

che è riuscito a parlare per oltre un’ora senza mai nominare Internet, il che – in un incontro sul web – è davvero notevole.
Ha parlato di piccole imprese, Alitalia, Fiat, elettricita’, giacenze di magazzino e così’ via, ma sul Web manco una parola.
Va beh. A un certo punto Giovanni Floris – che lo intervistava genuflesso – per fortuna ha dato la parola al pubblico e così il segretario e’ stato costretto a pronunciare la parola Internet per dire che:

delle sue mail si occupano i suoi collaboratori.

la Rete in effetti puo’ essere utile allo sviluppo delle piccole imprese.

lui ha un l’iPhone che pero’ usa solo a casa “perché e’ una distrazione” (qualsiasi cosa voglia dire).

Il disegno di legge di Ricardo Franco Levi sui blog non l’ha mai sentito nominare, o comunque non se lo ricorda, insomma non sa cos’è.

Il post di Gilioli è intitolato “Ci sarebbe mica un leader Pd per questo secolo?“. La sua impressione è confermata anche da Marco De Rossi della scuola online OilProject: “è riuscito a parlare per un’ora di banda larga senza parlare di Internet (e il mio buon Floris, che è uomo di mondo, educato non lo incalzava). Ho condiviso quasi ogni parola, ma era palesemente un discorso di altri tempi”.

Vittorio Zambardino, altro giornalista di lunga esperienza in rete, estende la sua perplessità.

E così il maggior partito di opposizione sembra avere della rete questa idea molto hardware, molto industriale, e la tratta in una politica di vertice e di potere. Non la vede, come dice il mitico De Rossi, come un modo per parlare ed essere. E nemmeno ci fa caso al problema che la “sua” politica è una politica extra-rete che non riesce a produrre idee native: quindi una battaglia contro il decreto Pisanu non ci sarà (ti citano i documenti, se glielo dici, ma non mettono su centinaia di banchetti per raccogliere le firme nelle feste). E non ci sarà una battaglia per avere i dati delle spese dello stato in rete, come accade in Gran Bretagna, e cioè pubblica trasparenza di ciò che il potere fa.
E’ scisso, il Pd: o parla negli angoli con i Boiardi del potere, o si avvolge nell’ideologia dell’inclusione di cui non viene data alcuna declinazione. Parla e fa parlare di innovazione, ma non va a cercarsela sul territorio, dove ci sono i ragazzi che la fanno.

Federico Mello, sul sito del Fatto, torna sull’inadeguatezza del segretario.

Bersani non sembra avere il polso del mondo digitale. Dopo un paio di domande di rito (“Ci dice cos’è la banda larga?” chiede Floris. “È una gran cosa: una tecnologia delle comunicazioni che potrebbe darci uno sviluppo enorme”, risponde Bersani), il segretario si inerpica su un lunghissimo monologo sulle lenzuolate del governo Prodi, sul federalismo, sul nuovo ministro Aldo Brancher, sul governo, sull’opposizione. Ad un certo punto ha un sussulto: “Berlusconi – dice – pensa solo alla tv. Da questo punto di vista, è un po’ old”. La platea però non è convinta dal new Bersani: “Scusi, segretario – fa notare qualcuno – ma lei non doveva parlarci della politica digitale? In un’ora non ha ancora pronunciato la parola Internet”. Bersani tartaglia: “Guardi che la parola Internet la so dire anche io”. Tolto il dente e passa la paura.
A questo punto, il cronista chiede a Bersani di raccontare la sua esperienza sulla Rete e le tecnologie. “Sa navigare? Usa l’iPod, l’iPhone, ha una mail personale?”. Le risposte lasciano un po’ interdetti. “L’iPad non l’ho mai usato ma ammetto che è assolutamente interessante” (e fin qui è in buona compagnia). “Uso l’iPhone – aggiunge – ma solo a casa”. Il perché è presto detto: “Quando sei in giro è una distrazione” (in effetti girando con un telefonino, c’è il rischio che qualcuno telefoni; ma lo sa il segretario cos’è un iPhone?). “Ce l’ha una mail personale?”. “L’e-mail me le curano un po’, c’è qualcuno che mi aiuta perché si vive in una condizione di limitazione di tempo”

E sono altrettanto perplessi quelli di Polis Blog.

(foto di Francesca Minonne)