L’Expo fa fuori Stanca, e viceversa

Per un anno e mezzo, l'amministratore delegato aveva rifiutato di lasciare il posto in Parlamento

Adesso il doppio stipendio è messo a rischio dalla manovra finanziaria, e Stanca e il suo partito decidono di abbandonare l'Expo

Probabilmente Giuliano Ferrara, nel suo editoriale di stamattina sulle battaglie perse e costose intraprese da Silvio Berlusconi e dimenticate un attimo dopo, non immaginava di potersi riferire non solo alla questione intercettazioni, ma anche all’Expo 2015 di Milano. Ma la notizia che si sta concretizzando in queste ore è paradossale – doppiamente paradossale – per quanto benvenuta: Lucio Stanca, amministratore delegato dell’Expo e capo di un immenso e ambizioso progetto al centro di critiche e polemiche sui tempi e modi della sua attuazione, sarà probabilmente sostituito in corsa da un nuovo amministratore delegato.

Perché la notizia è benvenuta? Perché Lucio Stanca era stato attaccato per oltre un anno per la sua resistenza a dimettersi da deputato una volta nominato all’Expo, e la sua tenacia nel negare la palese impossibilità di sostenere adeguatamente i due impegni aveva sfiorato il ridicolo e fatto inevitabilmente sospettare che la congruità dei due stipendi fosse l’unica motivazione di tale resistenza. La questione era divenuta politica e discussa nelle sedi più diverse, ma il PdL aveva fatto sistematicamente blocco a difesa delle ragioni dell’ad-deputato, con rare e interessate eccezioni.

Perché la notizia è paradossale? Perché oggi le ragioni addotte per la sostituzione di Stanca sono esattamente quelle che vengono contestate da un anno: i due incarichi sono incompatibili. E perché oggi queste ragioni sembrano all’improvviso fatte proprie dai compagni di partito di Stanca e da Silvio Berlusconi stesso: i due incarichi sono incompatibili. Gad Lerner pensa male, ma ha le sue buone ragioni.

Perché è doppiamente paradossale? Perché a fronte di questa tardiva constatazione, i consiglieri di Stanca e il PdL non gli suggeriscono – come vorrebbe il buon senso e come gli si chiede da un anno – di lasciare il posto da deputato che sta occupando molto saltuariamente, ma di lasciare l’organizzazione di uno dei più grandi progetti commerciali, urbanistici e culturale dell’Italia nei prossimi anni. Di lasciarla in mezzo a diverse difficoltà, dopo un anno, dopo aver rimpiazzato lui stesso un precedente ad, e di consegnarla a un nuovo responsabile.

La notizia di una sua sostituzione con Giuseppe Sala, direttore generale del Comune di Milano, è data come “voce sempre più insistente”. Non si sa cosa sperare.