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  • giovedì 10 Giugno 2010

Occuparsi delle cose importanti

Un altro appassionante dibattito si apre nel PD, dopo quello sulla massoneria: e l'Opus Dei?

I popolari tirano fuori la storia della presunta adesione alla massoneria di Berlinguer, che smentisce

I giornali di oggi dedicano molto spazio all’ultima evoluzione del dibattito sulla massoneria all’interno del PD. Com’era chiaro fin dall’inizio, la decisione della commissione di garanzia di considerare compatibile l’iscrizione al partito e quella alla massoneria ha generato un notevole casino: il verdetto di fatto equipara la massoneria a qualsiasi altra associazione, impegnando chi vuole iscriversi al PD a dichiarare a quali associazioni è iscritto e produrre per ciascuna di queste la relativa documentazione (statuto, finalità dell’associazione). E già lunedì sera nelle parole di Luigi Berlinguer, presidente della commissione di garanzia del PD, aveva fatto capolino un esempio ben preciso:

«L’obbligo di dichiarazione preventiva vale per tutte le associazioni, bocciofila, massoneria o Opus dei che sia. È una delibera contro tutte le organizzazioni segrete o riservate — spiega Berlinguer — e contro un male tipicamente italiano, la raccomandazione».

Ci hanno messo un po’ ad accorgersene, i cosiddetti cattolici del PD, ma a un certo punto se ne sono accorti. E dopo qualche iniziale commento di fastidio – “ci sono sensibilità diverse” – ieri sono passati all’attacco. Il Corriere della Sera mette insieme un po’ di reazioni:

Ecco Rosy Bindi, che del PD è presidente: “Non ho capito quello che ha dichiarato Berlinguer. E se ho capito non la condivido”. […] Fioroni coglie al volo l’occasione. Rilancia i suoi dubbi sull’identità del PD e torna a invocare l’intervento di Bersani. “Esprimere dubbi sull’Opus Dei o su Comunione e Liberazione rischia di gettare scompiglio tra gli elettori cattolici”, attacca il responsabile welfare. “Per colpa di questo silenzio, una tempesta in un bicchier d’acqua sta diventando un dibattito surreale, grottesco e dannoso”.

Castagnetti si spinge un passo oltre, allarmato per il tentativo di “cambiare l’identità del partito”. In attesa di scoprire se davvero, come dice Fioroni, gli elettori cattolici del PD sono stati “gettati nello scompiglio” dal caso massoneria – e non dalla manovra finanziaria, dalla legge sulle intercettazioni, dai tagli alla scuola, eccetera – gli avversari di Berlinguer non resistono alla tentazione di tirar fuori una vecchia voce che a Siena gira ancora, secondo cui lo stesso Luigi Berlinguer sarebbe affiliato alla massoneria. Su Treseizero, il sito della fondazione di Enrico Letta, il deputato Guglielmo Vaccaro mette nero su bianco l’illazione, mascherandola da “curiosità intellettuale”:

Entro nell’ormai nota vicenda del rapporto sul PD e massoneria per fare una domanda a Luigi Berlinguer e soddisfare cosí una mia curiosità intellettuale. Fin da quando ero rappresentante degli studenti in seno al Consiglio universitario nazionale, mentre lei era Rettore a Siena e presidente della Crui, ho sentito raccontare di una sua adesione alla massoneria. Alla luce delle ultime vicende, anche in ragione della sua particolare responsabilità di presidente della Commissione di garanzia, e avendo letto le sue dichiarazioni mi viene da chiedere: Caro Berlinguer, ma mica lei è massone? Un suo no mi toglierebbe un dubbio. Un suo sí darebbe invece ragione a chi si chiede insieme a me se non sarebbe stato meglio se lei si fosse astenuto dal partecipare e presiedere la riunione in cui si è trattata la delicata materia delle appartenenze a logge massoniche.

Berlinguer ha risposto a Vaccaro smentendo di essere massone, e dicendo che già quando era rettore a Siena delle simili illazioni fatte dalla stampa avevano portato ad alcune condanne per diffamazione. Il capolavoro però è quello del deputato Gero Grassi, che secondo l’Ansa avrebbe criticato l’equiparazione tra massoneria e Opus Dei per via dell’aspetto “elitario” delle logge e “dell’esclusione delle donne, che contraddicono la natura di partito aperto e popolare del Pd”. Roba che l’Opus Dei, invece.