Il fascino grottesco di Jim Morrison

Il nuovo documentario sui Doors "When you're strange" svela gli ultimi misteri sulla band (che, per qualcuno, era meglio non svelare)

Quando nel 2008 Ray Manzarek, ex tastierista dei Doors, annunciò che stava collaborando con il regista Tom Di Cillo alla realizzazione di un documentario sulla band, definì il progetto un antidoto a The Doors di Oliver Stone.

La pellicola di Stone infatti  aveva suscitato molte polemiche alla sua uscita nel 1991, sia tra i fan che tra gli ex colleghi di Jim Morrison, in particolar modo per come erano descritti i rapporti tra i vari componenti della band. Nessuno tra Ray Manzarek, John Densmore e Robby Krieger aveva voluto legare il proprio nome ad una storia che era ritenuta frutto della visione distorta e attenta solo alle esigenze di mercato di Stone, e che, secondo i Doors superstiti “celava la sensibilità e il pathos poetico di Morrison dietro lo stereotipo della rockstar borderline dedita a supervizi e insensibile verso tutti i veri amici”.

When you’re strange, il nuovo documentario sulla band, presentato per la prima volta al Sundance Film Festival nel gennaio 2009,  è uscito nelle sale statunitensi il 6 aprile 2010.

La novità rispetto al film di Stone è che When you’re strange è costituito da un montaggio di sequenze rare o inedite, rese disponibili grazie alla collaborazione degli ex della band californiana e degli eredi di Jim Morrison. Nei novanta minuti del documentario è narrato l’arco temporale compreso tra la nascita dei Doors nel 1965 e la morte di Morrison nel 1971. La scelta di rottura consiste nel lasciare che la band si racconti da sola attraverso i filmati, senza interventi di vecchie glorie ingrigite del rock che forniscono la loro interpretazione dei fatti e spiegano allo spettatore: “Quello che dovete capire di Jim…” L’unico commento è la voce fuori campo di Johnny Depp (a parere di molti, eccessivamente laconica) che aiuta a ricostruire la vicenda e racconta aneddoti non supportati da immagini.

In sostanza, però, cosa dice When you’re strange in più rispetto a quello che già era noto? C’è qualcosa che non sapevamo ancora di una delle band più raccontate del secolo scorso?

C’è chi afferma, come James Parker sull’Atlantic, che “non ci saranno mai abbastanza documentari sui Doors”, e racconta, tra i vari aspetti di rilievo, quelli storicamente più interessanti:

Un altro degli aspetti affascinanti del film, a mio parere sono gli spezzoni che mostrano un grande concerto da stadio allo stato pre-industrializzato; sappiamo tutti molto bene come sono oggi questi grandi show: gli spazi recintati, le barriere di separazione e lo spazio vuoto tra il pubblico e l’inizio del palco vero e proprio, i robusti buttafuori con l’auricolare, pronti a intercettare il primo che osi infrangere il confine della zona destinata agli artisti. When you’re strange ci mostra i Doors sgomitare tra la folla per raggiungere il palco, stretti nelle spalle mentre trasportano nervosamente i loro strumenti.

E ancora, sottolinea la dimensione al tempo stesso grottesca e sacrale di alcune performance:

Morrison, al microfono, è letteralmente circondato da poliziotti, che stanno fermi sul palco con i pollici nella cintura e si guardano in giro con aria minacciosa, masticando gomma, senza sapere davvero cosa fare. Potrebbe succedere di tutto: cosa farà il folle cantante? Urlerà parole irripetibili? Sarà preso, fatto a pezzi e mangiato da gruppi di ragazzine impazzite? Morrison, da parte sua, sembra molto soddisfatto di questo insolito e temporaneo spazio rituale: al centro del cerchio dei poliziotti si dimena e scivola e perde conoscenza, come un moderno Dioniso.

C’è invece chi sostiene, come Nancy Dewolf Smith sul Wall Street Journal, che il risultato prevalente è quello grottesco, e che il segreto del sex appeal di Jim Morrison non si può separare dai luoghi e dal periodo in cui è vissuto. Per Dewolf, al di fuori di quel contesto, i suoi atteggiamenti, che allora generavano eccitazione ed entusiasmo, appaiono spesso… ridicoli, con buona pace di tutti quelli che ancora lasciano fotografie, fiori e pacchetti di sigarette sulla sua tomba al Père LaChaise. L’alone di mistero che ancora circonda Morrison e le sue vicende viene in fretta demolito:

Le menti inquisitrici hanno a lungo desiderato sapere cosa veramente fosse successo a quei concerti in cui Morrison veniva messo ko, trascinato via dalla polizia o arrestato. Evidentemente anche Stone, sebbene impietoso, non aveva osato raccontare proprio tutta la verità, che emerge invece qui, nella sua patetica banalità: “Qualcuno vuole vedere i miei genitali?” urla Morrison al pubblico, probabilmente troppo ubriaco per accorgersi che non interessa davvero a nessuno.

Nemmeno le pietre miliari vengono risparmiate, si scopre che il mito si generò da un episodio banalissimo:

Fino ad ora, molti di noi avevano deciso che la cosa migliore del brano di 12 minuti “The End” era come la canzone sembrasse meravigliosa e perfettamente folle durante la scena dei bombardamenti al napalm in Apocalipse Now. E’ vagamente deludente apprendere che Morrison compose “The End”, che costruisce una sconvolgente fantasia di patricidio ed incesto materno, “dopo aver rotto con una ragazza che gli piaceva”.

Insomma, per Dewolf, When you’re strange conferma che non non c’era niente di divino, nemmeno ai tempi.

Chi ha ragione? Morrison e i Doors sono ancora delle icone o il loro fascino si è spento negli anni e si è trasformato, agli occhi dei contemporanei, in qualcosa di incomprensibile, grottesco e ridicolo?

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