La prossima chiazza?

Il presidente di Shell Oil rassicura: in caso di necessità i sistemi di sicurezza funzioneranno

Gli ambientalisti non sono convinti e chiedono maggiori garanzie a Shell e alle autorità americane

La prossima minacciosa chiazza di petrolio potrebbe aggirarsi al largo delle coste dell’Alaska nei mari di Chukchi o di Beaufort. Il motivo, secondo numerose associazioni ambientaliste, è semplice: Shell progetta da mesi di avviare le prime trivellazioni nella zona per valutare l’installazione di alcune nuove piattaforme petrolifere e se qualcosa andasse storto il disastro ecologico della Louisiana si potrebbe ripetere, qualche migliaia di chilometri più a nord.

Royal Dutch Shell PLC è consapevole di essere una sorvegliata speciale in questo periodo, ma sembra non voglia proprio abbandonare l’idea di avviare le prime trivellazioni entro l’estate. Le autorità statunitensi hanno confermato l’intenzione di aumentare i controlli e rivedere i piani presentati da Shell per aumentare ulteriormente gli standard minimi di sicurezza.

Marvin Odum, il presidente della divisione Shell Oil Co. ha capito l’antifona e cerca ora di rassicurare opinione pubblica e autorità partendo proprio dal disastro di Deepwater Horizon. La piattaforma della BP si è inabissata al largo della coste della Louisiana anche a causa di un malfunzionamento del blowout preventer (BOP), un complesso meccanismo di valvole e tubazioni utilizzato per trattenere gli idrocarburi e mettere in sicurezza i pozzi petroliferi. Per evitare il ripetersi di un simile guaio, il presidente di Shell Oil ha confermato che la società testerà il BOP su base settimanale e non ogni 15 giorni come avviene solitamente.

L’area prescelta per le trivellazioni, sostengono quelli di Shell, è molto più sicura di quella nelle acque lontane dalla coste della Louisiana e non dovrebbe portare a eventi disastrosi paragonabili a quelli della piattaforma BP. I pozzi sarebbero collocati a soli 45 metri di profondità, a differenza del pozzo di Deepwater Horizon che si trova a quasi 1500 metri sotto il livello del mare.

Inoltre, il Wall Street Journal segnala che la società petrolifera cercherà di essere pronta da subito a ogni evenienza, anche la più catastrofica:

Shell avrà a disposizione il precedente dell’enorme cupola che BP ha cercato di utilizzare senza successo per arginare la fuoriuscita di petrolio nel Golfo. Secondo Odum, la cupola di Shell dovrebbe essere in grado di superare il problema dei cristalli di idrati sul fondo, che avevano impedito la riuscita dei tentativi di BP.

Le rassicurazioni di Shell non convincono per nulla gli ambientalisti, che contestano a Shell di non aver fornito ancora risposte chiare sulle procedure di sicurezza che vorrà adottare in Alaska. In molti si chiedono come farà la società, in caso di incidente, a intervenire con rapidità per arginare le perdite di petrolio in un’area così remota e per molti mesi all’anno resa difficilmente accessibile dalle condizioni meteorologiche. I pozzi saranno meno profondi rispetto a quello nel Golfo che per giorni ha riversato in mare centinaia di barili di petrolio, ma ciò non esclude la possibilità di un nuovo disastro. Spetterà ora alle autorità statunitensi valutare le rassicurazioni di Shell.

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