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  • lunedì 10 maggio 2010

Un grande giornale in tempi di tempesta

L'editoriale del direttore di Newsweek all'indomani dell'annuncio che il giornale è in vendita

"Il giornalismo è come il baseball: se vinci, benissimo, ma se perdi, porti a casa e ci riprovi il giorno dopo."

Dopo la notizia della settimana scorsa che Newsweek è in vendita, il numero in edicola da ieri si apre con un editoriale del direttore Jon Meacham che inizia ricordando l’acquisto del newsmagazine da parte della Washington Post Company, che oggi vuole vendere: era il 1961. Poi Meacham elenca le “cose che sappiamo” sulla situazione. Una, dice, è che senza la crisi finanziaria e con un mercato pubblicitario florido, Newsweek sarebbe in attivo. E ricorda:

Quello che facciamo qui – prendere sul serio persone serie e affidare loro questioni importanti – conta qualcosa per questo Paese.

Poi sul recente rinnovamento del giornale:

Newsweek non è un giornale perfetto, e ci sono persone a cui non piacciono i cambiamenti che abbiamo fatto un anno fa. Ma ci sono anche persone a cui piacciono, e un magazine è sempre un work in progress. Il giornalismo è come il baseball: se vinci, benissimo, ma se perdi, porti a casa e ci riprovi il giorno dopo.

E qui il discorso coniuga la concretezza dei profitti e l’etica della missione, con citazione intraducibile dell’”acchiappatore nella segale” di salingeriana memoria:

Non siamo l’unico catcher in the rye che sta tra la democrazia e gli abissi dell’ignoranza e della disperazione. Ma siamo uno di questi, e l’obiettivo adesso trovare i mezzi economici e digitali per svolgere i nostri intenti di sempre con un nuovo modello di business.

Un amico e collega mi ha detto una cosa giusta, la settimana scorsa: il nostro piano di alzare i prezzi, tagliare la diffusione (risparmiando in produzione, distribuzione e servizi) e concentrarci sulle opinioni e sui reportage a più ampio respiro può non essere la strada giusta, ma è la strada migliore. Io ci credo ancora.

I lettori siano rassicurati, conclude Meacham, Newsweek non chiude.

Cominciamo una nuova avventura, ma è un’avventura che prortiamo avanti dal 1933, quando nacque il magazine. Per i nostri lettori, Newsweek continuerà ad arrivare ogni settimana: e stiamo spiengendo anche l’online. Abbiamo una missione, e lavoro da fare.

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