• Italia
  • venerdì 7 maggio 2010

Non è successo niente

Nel 1991 il traghetto Moby Prince si schiantò contro una petroliera; morirono tutti i passeggeri tranne uno

Nel 2006 l'inchiesta si aprì di nuovo in seguito ad accuse che ipotizzavano cause non accidentali

Come riporta la Repubblica Firenze, la procura di Livorno ha chiesto l’archiviazione per l’indagine-bis sulle cause del rogo della Moby Prince, il traghetto che il 10 aprile del 1991 si schiantò contro la petroliera Agip Abruzzo al largo del porto di Livorno. Morirono 140 persone, tutti i passeggeri della Moby meno un unico sopravvissuto.

I motivi della richiesta della procura non sono ancora stati resi pubblici — lo saranno nei prossimi giorni — ma evidentemente ritengono infondata l’ipotesi che nel 2006 portò alla riapertura del caso, quella per cui il disastro avrebbe avuto dei legami con un traffico illegale d’armi americane.

La prima indagine, aperta immediatamente dopo l’incidente, si chiuse circa 9 anni dopo senza alcun colpevole. Il processo iniziò nel 1995 e terminò due anni dopo, con un’assoluzione per tutti gli imputati perché, secondo i giudici, il fatto non sussisteva. I familiari delle vittime, costituiti in un’associazione, hanno combattuto e combattono tutt’ora nel tentativo di arrivare a una verità secondo loro ancora nascosta.

Nel 2006, la procura di Livorno ricevette un’istanza dall’avvocato Carlo Palermo, sotto la richiesta dei due figli del comandante Chessa della Moby Prince. La tesi dell’avvocato fu che il giorno del disastro nel porto di Livorno vennero scaricate illegalmente armi da navi americane che non arrivarono mai alla base di Camp Darby di Pisa, la loro destinazione. Palermo ipotizzò quindi una natura non accidentale del disastro. L’inchiesta venne riaperta e, un anno dopo, uno dei testimoni dell’avvocato Palermo venne aggredito prima del processo da quattro uomini incappucciati. L’uomo riuscì a fuggire, ma i suoi documenti furono rubati.

Ora, quattro anni dopo, la procura ha deciso di chiedere di nuovo l’archiviazione del caso, probabilmente a causa della mancanza di indizi significativi sull’ipotesi del traffico d’armi. Nei prossimi giorni sarà il gip a decidere se accettare o meno la richiesta.

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