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7 cose sulle proteste dei “forconi”

Chi sta protestando e con quali richieste, qual è la situazione nelle città interessate dai blocchi, le intimidazioni ai negozianti di Torino per tenere chiuso

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Per il terzo giorno consecutivo in molte città italiane il cosiddetto “movimento dei forconi” ha organizzato nuovo blocchi e presidî per la sua protesta generalizzata contro le amministrazioni locali, le tasse, Equitalia e il governo. Le iniziative sono numerose e non interessano solamente le città: in diverse regioni sono stati organizzati blocchi nei pressi dei caselli autostradali e lungo le strade statali, limitando la circolazione del traffico pesante e causando diversi disagi a chi si sposta in automobile. Chi protesta è, tra le altre cose, contrario al voto di fiducia che oggi il governo di Enrico Letta otterrà in Parlamento, durante la verifica di maggioranza resa necessaria dal passaggio all’opposizione di Forza Italia.

Chi sono i “forconi”
Il “movimento dei forconi” è molto eterogeneo e difficile da definire con precisione. La componente principale, che ha dato origine all’iniziativa un paio di anni fa nel sud Italia, è costituita dagli autotrasportatori, cui nel tempo si sono aggiunti gruppi più o meno organizzati di agricoltori, operai, venditori dei mercati e perfino ultras delle tifoserie di calcio. La maggior parte fa riferimento a partiti e movimenti politici di estrema destra, a partire da Forza Nuova, che negli ultimi giorni ha dato il proprio sostegno alle iniziative di protesta in giro per l’Italia.

Nel caso di Torino, come racconta oggi sul Corriere della Sera Marco Imarisio, alla protesta si sono aggiunti studenti delle scuole superiori e delle università, alcune organizzazioni sindacali e militanti della sinistra antagonista. I termini e le modalità della protesta in questo caso sono ben distinti, anche se c’è il riconoscimento della capacità dei “forconi” di avere attirato l’attenzione sulla loro protesta.

Che cosa chiedono
La composizione eterogenea del “movimento dei forconi” si riflette anche sulla natura delle richieste rivolte alle istituzioni. I motivi della protesta e ciò che viene chiesto alla politica e alle amministrazioni non è del tutto chiaro. C’è di sicuro un generico “basta” applicato praticamente a tutto: ai politici viene chiesto indistintamente di lasciare i loro incarichi, al governo di dimettersi, alle amministrazioni locali di non pagare più consiglieri e assessori, a Equitalia di non effettuare più riscossioni e allo Stato in generale di non tassare più la popolazione. Manca un interlocutore unico e per questo motivo le istituzioni faticano a organizzare la loro risposta alle proteste, che hanno causato grandi disagi negli ultimi giorni.

Torino
La situazione più difficile continua a essere quella di Torino, città scelta dal “movimento dei forconi” come centro della protesta di questi giorni. Anche in questo caso non si sa di preciso perché sia stata scelta proprio Torino, ma è probabile che sulla decisione abbiano influito i numerosi problemi che la città sta affrontando negli ultimi mesi: la crisi economica che si fa ancora sentire, il conseguente disagio sociale di un’ampia fascia della popolazione, l’altissimo indebitamento del comune e – non ultimi – i recenti scandali legati alle spese in regione di 43 consiglieri e del governatore leghista Roberto Cota di cui si sta occupando la magistratura.

Lunedì ci sono stati scontri nel centro storico della città, con la polizia che ha affrontato un gruppo di manifestanti davanti alla sede della Regione. Per le vie del centro ci sono stati danneggiamenti a vetrine e palazzi e circa una decina tra agenti di polizia e carabinieri sono rimasti lievemente feriti. Martedì non si sono registrati scontri, ma la situazione è stata comunque molto difficile con decine di blocchi al traffico organizzati dai “forconi” in giro per la città. Alcuni tra i corsi principali di Torino sono rimasti bloccati per ore, con i mezzi pubblici costretti a continue deviazioni e il traffico bloccato.

Intimidazioni
Sui social network e ai giornalisti in città, decine di negozianti di Torino hanno raccontato di avere ricevuto intimidazioni da chi protesta per fare in modo che chiudessero i loro negozi. Sulla Stampa di oggi Emanuela Minucci racconta alcune di queste vicende:

– il gestore di un’enoteca è stato costretto a chiudere dopo che una decina di persone sono entrate nel locale e lo hanno accerchiato: la polizia è intervenuta rapidamente, ma intanto l’enoteca è rimasta chiusa;
– diversi negozianti hanno raccontato di essersi sentiti dire “se apri ti spacco la faccia” e altre minacce da alcuni gruppi di “forconi”;
– nella centrale piazza Statuto alcune persone con la testa coperta da passamontagna sono entrati in un McDonald’s ordinando la chiusura del locale e minacciando rappresaglie;
– altre decine di negozi hanno tenuto chiuso nella zona per evitare problemi e non rischiare danneggiamenti;
– un negoziante nella zona di borgo San Paolo ha dovuto affrontare una trentina di uomini che gli hanno intimato di chiudere “altrimenti sono cavoli tuoi”: non avendo alternative il negozio è stato chiuso, ma sulla serranda l’esercente ha messo il cartello “chiuso sotto minaccia”, per chiarire le cose.

Le storie di questo tipo raccontate in città sono decine, cui si aggiungono quelle della grande distribuzione. Molti centri commerciali sono stati costretti a chiudere per alcune ore a causa dei blocchi organizzati dai “forconi” ai loro ingressi. Le iniziative hanno interessato buona parte dei centri commerciali più grandi, con le persone impossibilitate a entrare per fare la spesa e in alcuni casi maltrattate da chi organizzava i blocchi. Nella maggior parte dei casi i presidî sono stati smantellati dopo l’intervento delle forze dell’ordine.

Blocchi
Gruppi di poche decine di “forconi” hanno organizzato negli ultimi giorni diversi blocchi della circolazione a Torino, soprattutto lungo la tangenziale e i corsi più importanti che portano verso il centro. Sono sufficienti poche persone in mezzo agli incroci e magari qualche automezzo messo di traverso sulle corsie per fermare il traffico, o rallentarlo sensibilmente. Tragitti in auto che di solito si compiono in poche decine di minuti richiedono ore per essere completati, cosa che complica non solo lo spostamento delle persone, ma anche quello delle merci. I negozi di alimentari e i supermercati hanno avuto qualche problema a ricevere la merce, anche a causa dei blocchi organizzati ai mercati generali di Torino, sgomberati nella mattina di mercoledì 11 dicembre. Negli scorsi giorni in molti hanno avuto problemi ad andare al lavoro e nelle classi delle scuole di ogni ordine e grado c’è stato un alto numero di assenze.

Altre città
Proteste e blocchi hanno causato numerosi disagi nelle ultime ore in diverse zone d’Italia. In Liguria sono state fermate linee ferroviarie dopo l’invasione dei binari da parte di alcune centinaia di persone, soprattutto a Imperia e ad Albenga. L’interruzione delle linee ha portato a grandi disagi in tutta la Regione, dove il trasporto ferroviario è molto utilizzato dai pendolari. Altri blocchi stradali sono stati organizzati nel nord-est, a Monfalcone (Gorizia) è stata fermata la circolazione stradale da alcune centinaia di manifestanti. Altre proteste, di minore entità, sono state organizzate a Milano, Bologna, Roma, Napoli e a Bari, dove sono stati chiusi per alcune ore due centri commerciali.

Risposta
Diversi esponenti politici, cittadini e i sindaci delle città interessate hanno criticato il ministero dell’Interno per non avere disposto una migliore organizzazione delle forze dell’ordine per rispondere ai blocchi stradali. A Torino, dove la situazione è più complicata, sono arrivati mercoledì alcuni rinforzi per sorvegliare meglio i punti critici della città. Il questore Antonio Cufalo ha difeso la polizia, ricordando che molti agenti hanno svolto turni di 18 ore per garantire la sicurezza dei torinesi. Alla Stampa ha detto di essere “dispiaciuto che la città non abbia avuto la percezione dei tanti blocchi eliminati, delle tante strade liberate: non vogliamo essere ringraziati, ma nemmeno essere messi alla gogna”. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha annunciato che riferirà in Parlamento sulle vicende degli ultimi giorni e sulla risposta della polizia.

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