Esito del WCIT a Dubai (ITU e proposte regolamentazione Internet)

Ecco alcuni titoli e occhielli da giornali italiani e webzine del settore :

La Stampa L’Itu (Onu) vara nuove regole per mondo iperconnesso senza sostegno Usa e quasi tutta la Ue: anche l’Italia non ha firmato Come previsto il vertice delle telecomunicazioni internazionali a Dubai si è concluso con un mezzo flop

Repubblica Dubai, l’Onu vara le regole del web, ma il “fronte del no” resta ampio All’ITU è stato raggiunto un accordo che nelle intenzioni pone le basi per un mondo iper-connesso. Se ratificato, entrerà in vigore nel 2015. Ma c’è il no di Usa e Gran Bretagna e di buona parte dell’Unione europea. Italia compresa. I veri negoziati partono adesso

ho trovato solo questi due, dopo che nei giorni scorsi ne avevano parlato tutti.. mah… tanto interesse prima, ed adesso che si è chiuso invece è scarso.

ma, aldilà della cosa, mi pare evidente la differenza di posizioni dei due giornalisti. Entrambi dicono che sono state varate nuove regole (da chi ? e le adotteranno ?), uno dei due le attribuisce esplicitamente ad internet.

vediamo le webzine

Corriere delle Comunicazioni Wcit 2012, approvata risoluzione su interconnessione Ip Il documento affronta il tema delle difficoltà regolamentari, tecniche ed economiche nel processo di transizione dai servizi tradizionali di telefonia alle nuove reti Ip. Ma intanto l’inserimento negli Itrs di risoluzioni che darebbero più poteri ai governi nazionali sulla Rete spacca il summit di Dubai. No di 55 Paesi a partire dagli Usa

Download Blog WCIT 2012, gli Stati Uniti non firmano il trattato dell’ONU

Huffington Post L’ITU a Dubai: il grande fiasco Internet

ITEspresso WCIT 2012, gli USA non firmano il trattato Internet dell’ONU La conferenza dell’ITU, WCIT 2012 che era in corso a Dubai, è implosa. USA, Canada e Gran Bretagna si sono rifiutare di siglare il trattato Internet. Troppi rischi di censura online e per la libertà d’espressione

Key4Biz WCIT12, modificati gli ITR a Dubai. Gli Usa non li sottoscrivono Singolare che la delegazione Usa si pieghi agli interessi di Google, ignorando la posizione dei Paesi in via di sviluppo.

Punto Informatico ITU, a Dubai è un mezzo flop Gli USA si sfilano dalla ratifica finale, seguiti da UK e Canada. Ma il controverso documento proposto dall’agenzia ONU viene approvato. La sua importanza viene ridimensionata: resta in ballo la questione di come arginare le manie di tecnocontrollo

Wired A Dubai si è deciso il destino della Rete Firmato un accordo internazionale che regola il Web, dando più potere ai governi. Usa e Regno Unito si sono chiamati fuori, Cina e Russia lo hanno firmato. L’Italia invece ha preso tempo

Leggendo questi resoconti (nessuno dei quali linka i dati pubblici dell’ITU), ad un lettore informato, può venire il sospetto che ci siano veline e attività di PR per fare rappresentare l’esito della cosa in un certo modo.

L’impressione che infatti ne può legittimamente ricavare il lettore non particolarmente informato è che quei cattivoni degli USA e gli amichetti loro hanno fatto saltare l’accordo per fare piacere a Google, trascurando i paesi in via di sviluppo… ma non è detta l’ultima parola..

In realtà, i paesi dell’Europa non hanno sottoscritto, con una dichiarazione diplomatica di circostanza tipo “non firmo, ma se sottoscrivessi, lo farei nel rispetto delle norme UE”. Come dire “non volo, ma se lo facessi, lo farei nel rispetto della legge di gravità”. (nella sua dichiarazione, in 3 paragrafi su 3, UK ha ribadito che le Falkland non sono Argentine..)

Vediamo allora come si è “spaccato il mondo” vedendo, tra i presenti, firmatari e non firmatari con i dati ufficiali dal sito ITU:

Wcit

che, tradotto in mappa per facile lettura, viene così (in nero chi ha sottoscritto, in rosso chi non lo ha fatto, in grigio gli assenti)
Wcit map

solo io intuisco un certo pattern ?
forse la rappresentazione “USA contro tutti” non è proprio accuratissima… avevo ironizzato su twitter:

Il mondo di spacca: Mia moglie ed io abbiamo approvato risoluzione n. 123 x
tassa transazioni online a favore nostre figlie. Un successo negoziale.
Purtroppo gli Usa ed altri paesi non firmano per difendere paghette
figlie Obama

 

così, per fare un po’ di fantapolitica del sabato pomeriggio, offro una lettura alternativa…

Alcuni operatori economici di una piccola parte di paesi sviluppati hanno cercato di usare questa occasione dell’ITU per cambiare le regole di internet in modo beneficiale a loro.

Sono stati accompagnati in questo percorso da molti paesi i cui governi gradirebbero avere una legittimazione internazionale di certe loro inclinazioni censorie.

Ora mi pare si possa intravedere una sorta di “rischio reputazionale”: che qualcuno possa ritenere che, per interesse economico, alcuni operatori si sono accompagnati a governi vagamente illiberali.

Ci sta quindi bene un filo di “gestione della crisi”, con l’argomento che sparisce dalle testate mainstream e se c’è (con una notabile eccezione), viene presentato come conflitto economico internazionale minimizzando il fronte degli oppositori…

Il punto del trattato sul “sending network pays” era l’uva della situazione, e la volpe, che non è riuscita a raggiungerla, ha deciso di essere sazia, ovvero chè c’è una asimmetria regolamentare che avvantaggia gli USA.

Non che non esista una questione di asimmetria regolamentare che penalizza l’europa rispetto agli USA (che ha radici valoriali, prima ancora che giuridiche) o che pone vincoli ai telco che non hanno gli “over the top”.

Sul blog ne scrivo da sempre e diffusamente, come sa bene chi mi segue.

Ma questo non era il nocciolo della discussione a Dubai e comunque due torti non fanno una ragione.

(update) p.s. riguardo la presunta “spaccatura” sarebbe come dire che l’esperanto ha spaccato il mondo sostituendo per alcuni l’inglese.
la storia insegna che non insegna nulla a chi non la conosce. Per questo, la vicenda di Kashpureff e Alternic non ha insegnato nulla.
Non ci sono e non ci possono essere “due internet”, per *definizione* di internet.
Internet è il massimo comune denominatore di una sintassi universalmente condivisa.