Nelle primarie del PD la cifra di problemi italici

Ammiro degli USA il fatto che è un Paese che dimostra sempre di riuscire a coalizzarsi per l’interesse comune; mi spiace che l’Italia non riesca a superare campanilismi e individualismi. Penso che questo ne limiti le potenzialità.

La teoria vorrebbe che un partito che si candidi a guidare un paese lo faccia per proporre una visione per un futuro “migliore” rispetto agli antagonisti, vincendo le elezioni politiche. E le elezioni politiche si vincono con il maggior consenso possibile per il proprio schieramento.

La teoria vorrebbe che un tale partito, che fosse interessato al bene del Paese, che volesse quindi vincere le elezioni politiche, si orientasse verso il candidato che gli assicura il maggior consenso possibile.

Immaginatevi la scena negli USA. Il partito democratico che sceglie il candidato che gli porta meno voti alle elezioni…

In Italia, invece…

La “macchina” del partito movimenta poco meno di un milione di fedelissimi ligi alle sue direttive; Renzi porta il PD ad un consenso del 44% contro un 35% di Bersani e il partito cosa fa ? muove la sua macchina per sostenere il candidato che lo rende più debole alle elezioni.

Il PD mi ricorda quel tale che piuttosto che dare soddisfazione alla moglie, si dà una martellata sulle parti intime. Solo che le parti intime siamo noi.

La cifra che dicevo è purtroppo questa. Pur di vincere le primarie, rinuncio alla possibilità di un governo forte e stabile. Meglio un governo debole, basta che sia io. L’interesse di singoli prevale su quello del gruppo.

Mi pare emblematico, in tale senso, quanto dice il presidente D’Alema sul mattino di oggi:

“Quando ero presidente del Consiglio avevo una maggioranza ingovernabile, composta da squilibrati degni di attenzione psichiatrica che mi chiedevano di uscire dalla Nato e di dichiarare guerra agli Stati Uniti. Questo ci ha limitato molto.”.

Bastano #15minuti, clic e poi voto.